Disastro Italrugby, con la Scozia si cambia

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Disastro Italrugby

Disastro Italrugby, ora è tempo di cambiare

Disastro Italrugby al Sei Nazioni 2016. La sconfitta patita contro l’Inghilterra per 9-40 brucia ancora sia per i tifosi che per i giocatori stessi, anche se il tempo del rammarico è finito. Adesso l’Italia deve lasciarsi alle spalle questa brutta partita e guardare avanti verso il futuro, dove ad aspettare gli azzurri ci sarà la Scozia, un altro osso duro. L’incontro è fissato per il 27 febbraio e sarà l’ultimo appuntamento casalingo per l’Italia. Dopo questo terzo turno si partirà per le trasferte in Irlanda e successivamente in Galles, altrettanto insidiose e scivolose per il nostro team. Ma veniamo a noi e al recente disastro Italrugby, che purtroppo ha lasciato dietro di sé strascichi pesantissimi, in primis per quanto riguarda la lista degli infortunati. Tra i più gravi c’è sicuramente Ornel Gega che ha riportato probabilmente la frattura dello zigomo. A seguire abbiamo Gonzalo Garcia che ha subìto un forte trauma al ginocchio; in ultimo (ma non in ultimo di importanza) i nostri Zanni e Fuser che hanno avuto delle commozioni cerebrali. Disastro Italrugby sul campo ma anche in infermeria, a quanto pare. Arrivati a questo punto, per Jacques Brunel c’è una bella gatta da pelare: come riempire questi terrificanti vuoti di formazione? La risposta non è affatto semplice, nonostante l’apparente tranquillità che regna in casa Italia. Il nostro tecnico sta pensando, infatti, a nomi come Leo Ghiraldini e a Luca Morisi per poter aiutare la nazionale azzurra a riprendere il cammino giusto. Ce la faranno i nostri ragazzi a invertire la rotta?

A questo punto, però, sorgono necessariamente alcune domande. Disastro Italrugby dovuto solamente agli infortuni o a una errata interpretazione tattica della partita? Il C.T. Jacques Brunel non ha alcun dubbio al riguardo: “Sappiamo che siamo qua per imparare. Nel primo tempo abbiamo visto che potevamo starci, siamo stati competitivi. Si è visto qualche errore anche nel primo tempo. Poi sotto pressione ci siamo fatti prendere dalla frenesia, un po’ di difficoltà nel gioco al piede. I quattro giocatori persi hanno cambiato la partita, l’assetto della squadra si è dovuto modificare troppo velocemente. Abbiamo perso due giocatori come Fuser e Zanni che potevano sfidare anche fisicamente gli avversari. Gli inglesi hanno giocato una partita semplice, hanno messo pressione e noi non abbiamo saputo gestirla. Il nostro obiettivo è essere competitivi fino alla fine comunque.”  (La Gazzetta dello Sport).  Ciò che dice il nostro C.T. è senz’altro vero, ma solo in parte. A parlare chiaro ci sono le statistiche della partita che indicano senza alcun dubbio i numerosi errori che abbiamo compiuto. L’Italia, infatti, è stata in grado di ottenere un maggiore possesso palla (61 %) ma è riuscita a fare solo 265 metri in avanti palla in mano, a fronte dei 432 conquistati dalla squadra inglese. In più l’Inghilterra ha placcato un numero di volte più elevato del nostro (134 contro 79) e in questi frangenti è riuscita a recuperare la palla ben 17 volte. Adesso però, mettiamoci il disastro Italrugby alle spalle e pensiamo al futuro, come dice giustamente il nostro capitano Parisse: “Con la Scozia saranno 80 minuti chiusi e abbiamo l’obbligo di mostrare un’altra faccia. È l’ultima partita in casa, dobbiamo vincere, ci sarà ancora più pressione. Lavoreremo con ancora più determinazione.” (La Gazzetta dello Sport)

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