Rugby Barbarians All Blacks: la meta più bella di sempre (VIDEO)

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Sabato 27 gennaio 1973. Sul terreno verde dell’Arms Park, il tanto famoso tempio del rugby che sorge nel centro di Cardiff, si affrontano Barbarians All Blacks. Barbarians è una Nazionale ma un club, senza sede e senza tesserati, né tantomeno un campo da gioco. I Barbarians, meglio noti come Baa-Baas, non partecipano ad alcun campionato, semplicemente nascono ogni anno in occasioni di tournée e incontri speciali, per poi dividersi a impegni finiti. Giocarci e sfidarli è un onore, anche perché vengono invitati a farvi parte i migliori rugbisti in circolazione. Una sorta di Nazionale delle Nazionali. Unico punto fermo, la divisa: maglia bianca e nera a strisce orizzontali e pantaloncini neri. I calzettoni restano invece quelli del club di appartenenza di ogni giocatore convocato.

I bookmaker danno per favoriti i neozelandesi, capitanati dalla leggendaria terza linea Ian Kirkpatrick. Nelle fila dei Barbarians sono stati chiamati solo giocatori britannici, gli inventori del rugby. Gli allievi con la divisa nera sono quelli che forse hanno più di ogni altro imparato alla lettera la lezione dei Maestri inglesi. Il capitano è il tre quarti centro John Dawes. Nel rugby le amichevoli non esistono, per questo nessuno degli spettatori si sorprende quando, al fischio d’inizio dell’arbitro francese George Dormett, la partita entra subito nel vivo. Lunghi lanci in profondità e arruffati tentativi di gioco alla mano da una parte e dall’altra caratterizzano l’avvio del match quando, al minuto 2, da una mischia formatasi nella metà campo del XV australe, la palla riemerge dalle mani di Kirkpatrick che immediatamente la cede al tre quarti Brian Williams. Il calcio del numero 14 neozelandese verso l’area avversaria dà il via a un’azione memorabile.

L’ovale viene raccolto oltre la linea dei dieci metri da Bennett sul quale piombano tre avversari. Edwards, li vicino, gli urla di rifugiarsi in touche, ma il mediano dei Barbarians si volta e sguscia via, evitando il placcaggio dei tre neozelandesi. La palla arriva a JPR Williams che la cede a John Pullin, un istante prima di essere placcato al collo. L’arbitro non interrompe e il tallonatore inglese prosegue nell’azione, cede palla a Dawes che si lancia lungo la fascia con una progressione che infiamma gli spalti. Due finte, un’improvvisa virata verso l’interno, poi l’ovale finisce a Tom David che vola oltre la linea centrale del campo, per poi aprire di nuovo verso l’esterno per il tre quaarti Derrick Quinnell.

Qui accade l’impensabile. Il numero 8 dei Barbarians con la coda dell’occhio scorge, poco più indietro sulla sinistra, John Bevan. Il passaggio al compagno è obbligato ma, mentre l’ovale sta per raggiungerlo, dalle retrovie arriva come un treno Gareth Edwards che, urlando in gaelico come un antico guerriero, s’infila in mezzo ai due compagni, intercetta la palla destinata a Bevan, evita il placcaggio di un avversario e si lancia con un’accelerazione impressionante lungo la linea laterale sinistra. Una folle corsa di almeno trenta metri che si conclude con un volo in meta.

Le tribune dell’Arms Park sembrano crollare sotto un travolgente orgasmo collettivo, mentre Edwards in campo resta composto, come se avesse fatto la cosa più semplice al mondo. Ma è solo apparenza: in cuor suo il ventiseienne mediano gallese sa di aver compiuto un’impresa storica.

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