Brunel saluta la nazionale dopo un 4 anni di luci e ombre

Pubblicato il autore: valerio amodeo Segui
RBS 6 Nazioni 2013, Roma, Stadio Olimpico, 16-03-2013, Italia v Irlanda. gli azzurri festeggiano al villaggio con i tifosi, Gino Troiani, Jacques Brunel e Philippe Berot.

RBS 6 Nazioni 2013, Roma, Stadio Olimpico, 16-03-2013, Italia v Irlanda. gli azzurri festeggiano al villaggio con i tifosi, Gino Troiani, Jacques Brunel e Philippe Berot.

Il momento è arrivato. Jacques Brunel lascia la guida della nazionale italiana. Nulla di eclatante o inaspettato, poiché il commissario tecnico era in scadenza di contratto e il suo addio era già stato programmato ancora prima del mondiale inglese dello scorso anno.

Brunel, tecnico francese classe ’54, torna in Francia per allenare la mischia del Bordeax, lasciando il rugby italiano nel suo momento di maggior disordine, in campo e soprattutto fuori.

Il percorso dell’ormai ex ct azzurro può essere diviso in due fasi diverse e distinte, che hanno contraddistinto anche l’approccio che il francese ha avuto durante i suoi quattro anni di lavoro.

Una prima frase, entusiasta e comunque carica di motivazione, senz’altro positiva, che è culminata con l’ottima prova della nazionale maggiore nel 2013 con due vittorie nel sei nazioni (contro Francia e Irlanda nel 2013) e quella sconfitta contro l’Inghilterra che ancora sa di amaro nella nostra bocca. Fino a quel momento Brunel sembrava vivo e arzillo (nonostante la sua pacatezza e il suo savoir-faire che lo ha sempre contraddistinto), volenteroso e forte del suo lavoro e delle sue convinzioni. Quell’anno, poi, Treviso chiudeva settima nel Pro 12, con 10 vittorie all’attivo e 50 punti in classifica (impossibile sperarlo oggi) e tutto faceva sperare in un crescendo del movimento e della nostra nazionale.

Poi il tracollo, con le franchigie relegate nelle ultime posizione e con la nazionale in grado di vincere una sola altra partita nel sei nazioni (contro la Scozia nel 2015).

Eppure a rendere ancora più particolare la situazione (entrando così nella seconda fase di Brunel), è il cambio nell’atteggiamento da parte del ct della nazionale.

Il sorriso del francese si è presto trasformato in un volto serio e teso, spesso preoccupato. Più passava il tempo e più il tecnico perdeva contatto e autorevolezza con la federazione da un lato e con la squadra dall’altro, fino alle brutte prove del mondiale 2015.

Brunel chiude un ciclo azzurro con il peggior sei nazioni della storia della nazionale di rugby, ma soprattutto lascia la guida con delle dichiarazioni che fanno molto riflettere, in cui fa capire quanto sia stato difficile lavorare in Italia, costretto da mille politiche e, forse, da qualche campanilismo di troppo.

Oggi Brunel, nell’ultima conferenza stampa tenuta da commissario tecnico della nazionale ha dichiarato: “ E’ stata una grande esperienza umana e professionale, ringrazio la Federazione per avermi dato questa possibilità e per avermi sostenuto in queste cinque stagioni. Volevamo dare a questa Nazionale un equilibrio nel gioco e l’ambizione di sfidare ogni avversario: non sempre abbiamo giocato il rugby che avremmo voluto, ma lascio un’Italia con la voglia di scendere in campo per imporre sempre qualcosa nei confronti della squadra che ha di fronte. Un vecchio giocatore una volta mi ha detto che il rugby è uno sport dove c’è un pallone e ci sono gli uomini: quando non c’è più il pallone, rimangono gli uomini. Porterò sempre con me il ricordo del rugby italiano e delle persone che sono state al mio fianco in questa avventura”

 

Questi i numeri di Brunel come tecnico della nazionale italiana dalla fine del 2011 a oggi:

Partite da Commissario Tecnico: 50 (11 vinte, 39 perse)

Vittorie nel RBS 6 Nazioni: 4 (Scozia 2012, Francia e Irlanda 2013, Scozia 2015)

Vittorie nella Rugby World Cup: 2 (Canada e Romania 2015)

Giocatori utilizzati: 80 (43 esordienti, 8 equiparati)

 

 

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