Conor O’Shea, allenatore e manager, per rilanciare l’Italrugby

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

La scelta dell’irlandese  Conor O’Shea come nuovo tecnico della Nazionale italiana di Rugby decreta la fine dell’era Brunel, una fase, quella marcata dal transalpino, che ha presentato più ombre che luci e le cui aspettative iniziali attorno al francese non sono state soddisfatte. Il punto più basso è stato senz’altro raggiunto durante l’ultimo 6 Nazioni, con i nostri incapaci di portare a casa una sola vittoria, con il naturale conseguimento dell’umiliante “cucchiaio di legno”, riservato alla squadra perdente in tutti i 5 match. E pensare che le speranze che finalmente l’Italia potesse essere competitiva sembravano ci fossero almeno inizialmente. Il primo incontro, infatti, ha visto l’Italia dei giovani debuttanti sfiorare l’impresa di superare la Francia in casa. Poi, invece, il solito duro e spietato realismo. Il crollo di fronte all’Inghilterra e la sconfitta ancora più dolorosa perché giunta contro la Scozia in casa, hanno ridimensionato nettamente i nostri presunti sogni di gloria di disputare un torneo quanto meno decoroso. Dopo, sono arrivate altre figuracce, ma più “logiche”, di fronte a Irlanda e Galles.
Ora, tocca all’irlandese Conor O’Shea il compito cronicamente arduo di risollevare le sorti azzurre dopo tante delusioni. L’impresa è di per sé sempre difficile ma lo diviene maggiormente a seguito di disastri come quello avvenuto nell’ultimo “6 Nazioni”. E la sua designazione rappresenta un importante rottura con il passato. Vediamo perché. Il 46enne di Limerick è il primo irlandese a guidare la nostra nazionale. L’ ex estremo dei Leinster e dei London Irish e con 39 “caps” con la “Nazionale del Trifoglio”, oltre a essere naturalmente un atleta di talento e di esperienza, è soprattutto un manager organizzativo, ruolo sviluppato, e intervallato tra le due fasi come allenatore agli Harlequins e con i London Irish,  nel corso degli anni grazie alla sua attività all’interno della Rugby Football Union, istituzione che si occupa di tutto ciò che riguarda questo sport, dagli incontri e conferenze all’aggiornamento di arbitri e allenatori. A livello di guida tecnica, Conor O’Shea ottiene i risultati più rilevanti proprio con il club di Londra, con il quale vince un campionato e due altri trofei.
La scelta della Federazione italiana di scegliere un profilo del genere, nel quale sono presenti aspetti manageriali e più strettamente “di campo”, risulta abbastanza comprensibile. C’è da rilanciare non solo un team con una rosa composta da 30 giocatori, ma un intero movimento, obiettivo quest’ultimo che non è mai stato raggiunto in 16 anni di 6 Nazioni. In passato, si è tentato con neozelandesi, sud africani e diversi francesi, senza tuttavia che ci sia stato un minimo accenno di un salto di qualità, ma addirittura peggioramenti. Il rugby in Italia è sì cresciuto ma molto meno di quanto ci si aspettasse.  La volontà da parte della Federazione di avere Conor O’Shea e alcuni membri del suo staff  va proprio in questa direzione: per arrivare finalmente a vincere, bisogna innovare anche altre componenti. E questo spiega anche la nomina di Stephen Aboud, uomo di fiducia dell’irlandese, come responsabile della formazione e delle Accademie.
Chi accetta di guidare l’Italrugby già sa di trovarsi di fronte una missione piena di difficoltà e insidie ma Conor O’Shea e suoi collaboratori sembrano avere gli anticorpi giusti e competenze per affrontarla.

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