Italia sconfitta a Dublino: semplice batosta o fallimento di una gestione?

Pubblicato il autore: valerio amodeo Segui

L’Italia sconfitta a Dublino (58-15) nella quarta giornata del sei nazioni ha subito molto di più di una semplice batosta sul campo. Alla figuraccia dei giocatori, mai in partita, si unisce l’atteggiamento nel post gara di Brunel, le cui parole sono il segno di resa di un tecnico che non sembra avere più il polso della situazione ( o non averlo mai avuto). A meno di una settimana dall’inizio della sua ultima partita del torneo alla guida della nazionale il francese è il simbolo di una nazionale spenta, messa in campo più per riempire l’Olimpico e le casse federali che la bacheca di trofei.

Potremmo tirar fuori tutta la retorica del momento, credo, invece, sia arrivata l’ora di essere concreti e rimboccarsi le maniche. La sveglia arriva dalle parole del capitano azzurro Sergio Parisse al termine della partita di Sabato dalle dichiarazioni di Brunel qualche giorno prima della gara.

In Italia è necessario un cambiamento nella gestione del movimento, dalla base fino alla nazionale maggiore.
Ai possibili candidati alle prossime elezioni federali dico di tirare fuori proposte e non di contare i millesimi di voto espressi dalle società, ricordandosi che la missione della federazione è lo sviluppo del rugby italiano in un momento in cui la nazionale maggiore perde, l’under 20 è un disastro, le franchigie celtiche soffrono e lottano sempre per le ultime posizioni e il massimo campionato italiano sembra un torneo fine a se stesso avulso da qualsiasi logica. A questo si aggiunge un movimento femminile visto dall’ attuale presidente più come un peso che come una risorsa e un progetto seven insufficiente.

Se è vero che la federazione è un’azienda, tanto da necessitare di una nuova sede per aumentare gli utili, va gestita come tale. In un’ azienda un lavoratore che non produce viene allontanato e sostituito con uno specialista del settore e non ricollocato in chissà quale altro ruolo aziendale, altrimenti è un ministero. In un’ azienda ognuno ha il suo ruolo e deve poterlo svolgere nel migliore dei modi senza intercessioni da parte di alcuno e mi auguro che il nuovo tecnico della nazionale avrà carta bianca e non incontri gli stessi impedimenti che Brunel dice di aver trovato.
In ultimo una speranza: puntiamo sulla comunicazione. Facciamo che l’Italia conosca il rugby realmente e non lo assapori solo due mesi l’anno come fosse un evento mondano. Questo porterebbe ragazzi al campo con delle conoscenze di base già acquisite, senza la necessità di dover “scoprire” lo sport, la sua essenza, i suoi obiettivi e il regolamento di base, ossia l’equivalente di tre anni di lavoro sul campo.

RBS 6 Nazioni 2016, Dublino, Aviva Stadium, 12-03-2016, Irlanda v Italia. Una carica di Alessandro Zanni. Foto: Cody Glenn/Sportsfile @ Fotosportit

RBS 6 Nazioni 2016, Dublino, Aviva Stadium, 12-03-2016, Irlanda v Italia.
Una carica di Alessandro Zanni.

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