Rugby: il presidente FIR Gavazzi fiducioso sul futuro

Pubblicato il autore: [email protected] Segui

Italia-6-Nazioni-2016-rugby-foto-federugby-twitterGavazzi: dobbiamo puntare sugli appassionati

Dopo la sconfitta pesante dell’ Italia nel Sei Nazioni, c’è molta delusione e gli appassionati non credono più in questo sport come prima. L’ultimo posto ha messo in luce notevoli difficoltà nonostante il supporto economico e mediatico ( con l’arrivo di sponsor importanti come Cariparma, Adidas, Peroni, le casse federali si sono riempite). La squadra è da rifare, fatta eccezione per qualche vecchia gloria, ci sono tanti giovani che non sono ancora preparati per affrontare sfide importanti come il Sei Nazioni.
La colpa principale è dei dirigenti che non si sono impegnati abbastanza nel preparare la squadra negli ultimi anni. Non si può accusare solamente il c.t Jacques Brunel arrivato con tante speranze e che invece lascia con tanti rimpianti e delusioni. E non si può neppure incolpare Nick Mallet che è arrivato prima di lui, facendo forse anche peggio. Si è parlato infatti di “intero movimento che deve cambiare strada”. La partita giocata e persa dagli azzurri del rugby è stata definita come la peggiore di sempre. Nonostante il brillante inizio contro la Francia, si è calati improvvisamente con numerosi infortuni che hanno fatto giocare ragazzi non ancora sufficientemente pronti. Sconfitte in Scozia, Irlanda, Galles, i numeri parlano chiaro: zero vittorie, 29 mete subite, -145 punti che pesano sul morale.

Nonostante questa pesante sconfitta, invita a restare positivi e a continuare a credere nell’ Italia del Rugby il presidente FIR, Alfredo Gavazzi che ha giustificato la disfatta ai microfoni del Corriere dello Sport:
“Tornando a questo Sei Nazioni, con 20 indisponibili e 12 esordienti penso che qualunque squadra si sarebbe trovata in difficoltà. Siamo stati costretti ad accelerare un ricambio generazionale che era nell’ordine delle cose”.
Gavazzi non vuole dare l’ intera responsabilità al c.t Brunel verso il quale nutre un profondo rispetto sia come allenatore che come persona. L’ unica soluzione è quella di guardare avanti ma in che modo?
«Con un nuovo staff vale a dire Conor O’Shea come commissario tecnico, Mike Catt ai tre-quarti e, tra un anno, Brad Davis, alla difesa. Inoltre puntiamo su Stephen Aboud, ex federazione irlandese, come direttore dell’intera piramide formativa federale. Prima di prendere questa decisione, ci siamo chiesti cosa volevamo dal nuovo tecnico e dai suoi uomini. Abbiamo deciso di dare fiducia a persone che possano farci crescere al vertice e alle spalle del vertice. E che sappiano formare non solo i giocatori, ma anche i tecnici. Potevamo ingaggiare Eddie Jones, un allenatore che ha rilanciato l’ Inghilterra ma abbiamo cambiato idea. Volevamo un  giovane che avesse voglia di affermarsi, con esperienza ad alto livello ma anche nella formazione. Anche per questo abbiamo bocciato la candidatura del francese Fabien Galthié”.

Gavazzi ha parlato inoltre di poche risorse rispetto agli altri club. L’ unica soluzione è quella di avvicinare più gente possibile a seguire il rugby. Ecco come:

Il nostro budget si aggira sui 47-48 milioni di euro, la Scozia viaggia sui 60, l’Irlanda ne ha quasi il doppio. E’ indispensabile rafforzare il settore commerciale se vogliamo aumentare il budget, perché quello è il punto che bisogna far crescere di più. Oggi la community del rugby in Italia si quantifica sui social in 500.000 persone. Se riuscissimo ad avvicinare ognuna di loro e a farci dare almeno 10 euro, intascheremmo altri 5 milioni da investire sul movimento. E 10 euro equivalgono all’acquisto di una semplice T-shirt, o di una polo. Non sarà facile, ma dobbiamo provarci, dovremo lavorare per far sì che la gente vada allo stadio indossando i colori della Nazionale, come avviene in ogni parte del mondo”.

  •   
  •  
  •  
  •