Se l’unica alternativa a Gavazzi è Gavazzi stesso

Pubblicato il autore: valerio amodeo Segui

gavazzi
“Porterò una terza franchigia a Roma”. Così, Alfredo Gavazzi tuonava in campagna elettorale quattro anni fa.
“Il gap dalle grandi negli ultimi anni è diminuito”. Questo sentenzia oggi.
Parole che rimbombavano allora e lo fanno ancora oggi nella testa di appassionati e addetti ai lavori.
Perchè non c’è nessuna terza franchigia celtica, tanto meno a Roma, considerato che le Zebre sono a Parma e, qualora dovessero fare le valigie, difficilmente approderebbero nella capitale (i malpensanti dicono Calvisano).
Vogliamo parlare del gap tra noi e le potenze del rugby? La nazionale azzurra è certamente cresciuta sul piano del gioco (riusciamo a produrre diverse fasi in attacco, molte di più rispetto al passato) e osa di più dal punto di vista offensivo, ma soffre anche con le squadre più deboli e perde comunque con le altre, visti i risultati dell’ultimo mondiale e di questo sei nazioni.
Oltre a tutto ciò, spaventano le dichiarazioni di Eddie Jones, neo tecnico inglese (fresco vincitore del torneo), che vuole portare l’Inghilterra al primo posto del ranking mondiale, ma soprattutto spaventano le parole che arrivano da oltre oceano, dalla federazione USA: “L’America tra cinque anni sarà tra le prime cinque nazioni più forti del mondo”. Senza considerare gli enormi passi in avanti sul piano del gioco di Georgia, Giappone e Argentina (con le ultime due attualmente più forti della nostra nazionale).
Se a questo uniamo la totale mancanza di doti comunicative (imbarazzanti le parole rilasciate in un’ intervista riguardo il giocatore Sarto, che lascia l’Italia per andare a giocare a Glasgow), l’acquisto della nuova sede federale (visto negativamente dal sottoscritto e dall’opinione pubblica in generale), alcune mosse impopolari (come la conferma di Troncon alla guida dell’under 20 dopo l’ultimo mondiale), i pochi investimenti riguardo il rugby femminile (la nazionale più vincente di sempre), il bilancio del quadriennio di presidenza di Gavazzi alla guida della FIR sembra davvero negativo.

Eppure, l’unica alternativa a Alfredo Gavazzi, oggi, è Gavazzi stesso.

Nessuno si è ancora fatto avanti, manca ancora il nome dello sfidante alla presidenza della FIR.

Fino a ora sono arrivate diverse e decise manifestazioni di dissenso nei confronti dell’operato dell’attuale presidente e qualche spunto di programma elettorale dalla voce di Marzio Innocenti (presidente del comitato regionale veneto), il più probabile candidato della cordata veneta anti Gavazzi.
Concretamente, però, non c’è  nessuno.
Gavazzi è l’unico candidato alla presidenza della federazione italiana rugby, l’unico a metterci la faccia e a portare avanti una sua idea di gestione del rugby italiano.
L’opposizione deve prendere coscienza e farsi avanti, con l’obiettivo comune di produrre qualcosa di diverso e alternativo all’attuale gestione (maggiore importanza ai club, maggior legame tra franchigie celtiche e squadre di eccellenza, sviluppo dell’impiantistica, progetto seven, investimento nelle scuole e con i media, ecc.).
Un nome potrebbe muovere voti più di quanto possano farlo, oggi, le varie correnti sotto banco, cavalcando l’opinione pubblica e il momento non positivo che vive l’Italia del rugby sul campo.

Domani si chiuderà il sei nazioni 2016 per la nostra nazionale, chissà se già dalla prossima settimana inizierà veramente la campagna elettorale.

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