Sei Nazioni, per fortuna c’è l’Italdonne. Il resto sono solo figuracce

Pubblicato il autore: Giacomo Garbisa Segui

Sei Nazioni rugby femminile 2016

L’Italdonne tiene alto l’onore del rugby azzurro nel Sei Nazioni. Le due vittorie conquistate dalla Nazionale femminile, e il conseguente accesso al Mondiale 2017 che si giocherà in Irlanda, riscattano il doppio cucchiaio di legno «conquistato» con poco onore dalla Nazionale maschile del commissario tecnico Jacques Brunel e da quella Under 20 del ct Alessandro Troncon in un’edizione del torneo continentale fra le più amare per la palla ovale italiana.

Che a tenere in piedi il rugby italiano fossero le donne non era del resto una novità, visto che già a febbraio lo aveva sancito il World Rugby, la federazione internazionale che regolamenta e governa il rugby a 15 e a 7 nel mondo, inserendo le azzurre all’ottavo posto del World Rugby Woman Ranking, ben quattro posizioni in più rispetto all’analoga classifica maschile. Il campo, i deludenti risultati e le ancor più disarmanti prestazioni dei maschi hanno fatto il resto. Quello di Parisse e compagni è stato uno dei peggiori Sei Nazioni di sempre: chiuso a zero in classifica, -145 di saldo punti e 29 mete subite con la miseria di 79 punti realizzati (la Francia ne ha segnati appena tre in più ma ha capitalizzato con due vittorie). E gli schiaffi incassati da Galles (67-14, seconda peggior sconfitta di sempre) e Irlanda (58-15) ed Inghilterra (40-9) non ammettono replica. Non che gli azzurrini dell’Under 20 abbiano fatto meglio, anzi il divario qui è stato forse ancor più evidente: la miseria di 43 punti segnati (il secondo peggior attacco, quello inglese, ne ha realizzati 101), 160 subiti con un saldo di -117 da brividi e tre «pettinate» da Francia (40-3), Inghilterra (42-7), Galles (35-6) con secondo anno di fila a mettere in bacheca il cucchiaio.

E le donne, che vengono spesso «bistrattate» perché tanto il rugby non è uno sport da femmine? Le azzurre del ct Andrea Di Giandomenico hanno chiuso il Sei Nazioni con due vittorie (Scozia 22-7 e Galles 16-12) e anche nelle sconfitte, eccetto l’esordio da 39-0 in Francia, non hanno mai tirato i remi in barca. Risultato un onorevole quinto posto in condivisione col Galles (peggio però dell’edizione 2015 quando chiusero terze con tre vittorie), 65 punti segnati e 105 subiti. Ma soprattutto il pass mondiale in tasca e se il cucchiaio di legno è quasi una costante del rugby maschile, le ragazze non ne beccano uno dal 2009.

Altri numeri: nel 2016 l’Italdonne ha sorpassato i colleghi maschi per vittorie complessive con 14 e un pareggio in 50 gare giocate dal 2007 contro le 12 in 85 gare dei maschi. Sui numeri dell’Under 20 meglio sorvolare. Certo qualcuno continuerà a sostenere che il rugby maschile è professionistico mentre quello femminile è «roba da dilettanti». Intanto però le donne vincono, i maschi no e collezionano figuracce. E provare a farlo crescere questo movimento femminile che oggi è l’unico che riesce a strappare qualche sorriso? La palla (ovale) la gestisce la Federugby.

  •   
  •  
  •  
  •