Qualifying e Challenge cup sono il futuro per le italiane?

Pubblicato il autore: valerio amodeo Segui

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Nel fine settimana in cui il Rugby Viadana si aggiudica il Trofeo Eccellenza (battendo in finale il Petrarca Padova 22-15), Calvisano e Rovigo cadono nell’andata del turno finale della Qualifying Competition cup (coppa europea che assegna posti per la Challenge Cup).

Nulla di particolarmente grave (nello sport si vince o si perde) se non fosse che gli attuali campioni d’Italia in carica hanno perso contro il Timisoara Saracens (squadra romena), mentre i veneti, secondi in classifica e finalisti nell’ultimo campionato sono stati domati (31-0 il risultato finale) dai russi dell’ Enisei (squadra nota soprattutto nella disciplina del rugby seven).

Ancora una volta le migliori squadre del nostro campionato non sono riuscite ad avere la meglio contro formazioni di nazioni, sicuramente in crescita, ma che ancora non esprimono un rugby di alto livello.

Come se non bastassero le due sconfitte rimediate, arriva, forte e chiaro, il messaggio di Peter Thomas, allenatore dei Cardiff Blues, che accusa le squadre italiane di non essere in grado di partecipare alla Champions Cup (la coppa campioni).

I motivi dello sfogo sono ben noti. Le squadre italiane che nel tempo hanno partecipato alla massima competizione europea non sono mai state all’altezza, non hanno mai passato il primo turno, rimediando quasi sempre passivi pesanti, tanto da alimentare nel tempo importanti polemiche, anche imbarazzanti, a tal punto da dichiarare il torneo falsato, perchè chi gioca contro le italiane ha il risultato garantito.

La reazione all’ennesima accusa contro il rugby italiano (aspettata e canonica come l’articolo della stampa inglese sulla permanenza dell’Italia nel sei nazioni durante il torneo) è stata importante quanto inaspettata.

L’EPCR (organizzatrice del torneo) si è detta pronta ad una riforma, prendendo in considerazione tutti i possibili suggerimenti e le conseguenti possibili modifiche all’attuale struttura del torneo.

A rendere la situazione ancor più pesante ( se mai fosse possibile) sono le parole di Marius Goosen, tecnico sudafricano del Treviso:“Dobbiamo essere realisti, oggi è inutile andare in Champions”.

Prima di trarre conclusioni è giusto fare un punto della situazione.

Attualmente, per farla breve, alla Champions cup, oltre alle squadre inglesi e francesi, partecipano le prime sei classificate del PRO 12, purchè tutte le nazioni siano rappresentate. Tradotto: partecipano le prime cinque e la prima delle due italiane. Lo scorso anno si è qualificata Treviso, arrivata, però, penultima (con le Zebre ovviamente ultime), con gli Scarlets, sesti classificati e costretti alla Challenge Cup. Per capirci meglio nella stagione 2014/15 gli Scarlets hanno battuto Treviso 43-0 in casa e 7-13 in trasferta, collezionando 57 punti in classifica contro i soli 19 di Treviso.

Quindi, a esser sinceri, non si può che dare ragione a Thomas e Goosen.

Le squadre italiane non sono adeguate in coppa, né le celtiche in Champions cup, tantomeno le squadre di eccellenza in Challenge.

Cosa fare? Ridimensionarsi sarebbe forse la soluzione migliore, giocando la Challenge cup con entrambe le franchigie del PRO12 e la Qaulifyin competition con le eccellenti, senza snobbarle, ma ponendole come importante obiettivo, positivo per crescere e fare esperienze internazionali, in barba all’idea di prestigio che può dare la coppa dei campioni.

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