La nuova Italia di O’Shea perde, a testa alta, 30-24 nel test match contro l’Argentina

Pubblicato il autore: matteoda Segui
Simone Favaro (27 anni) terza linea dell'Italia Rugby e dei Glasgow Warriors

Simone Favaro (27 anni) terza linea dell’Italia Rugby e dei Glasgow Warriors

Si Aspettava il debutto della nuova Italia targata Conor O’Shea e finalmente è arrivato. Gli Azzurri a Santa Fe devono piegarsi ai padroni di casa con il punteggio di 30-24, il nuovo corso però sembra partire sotto un buon auspicio. Nonostante la sconfitta infatti la nuova Italia sembrerebbe avere un piglio diverso, più combattiva e disposta al sacrificio. Molto propositivo e preciso il mediano Carlo Canna che al 15′ minuto su punizione pareggia i conti dopo che gli Argentini avevano trovato, sempre con una punizione, il vantaggio grazie a Sanchez. Oltre al botta e risposta tra  i due cecchini, magistrale la prova di Simone Favaro, a nostro avviso migliore in campo e specchio di questa nuova italia. Il Gigante Veneto infatti ha contribuito alla bella prova della nazionale con una serie di innumerevoli placcaggi, oltre ad una bellissima meta. I Pumas però sono stati abili a  sfruttare  bene gli errori degli azzurri e a portarsi ripetutamente in vantaggio, come quando al 58′ e al 59′, prima Sanchez e poi Moroni infilano per due volte la retroguardia azzurra. Nonostante i continui attacchi argentini portati avanti grazie ad una sontuosa prova di Sanchez, l’Italia resiste e reagisce colpo su colpo, giocandosi fino all’ultimo una partita sulla carta senza storia.             Gli Ultimi minuti avevano il sapore di una vera e propria battaglia, gli argentini chiusi in trincea e gli azzurri che con tanto cuore hanno provato a ridurre il passivo ma alla fine sono dovuti cadere, ma a testa alta.
Anche il Ct O’Shea a fine partita si è detto soddisfatto, soprattutto per il cuore che i suoi ragazzi hanno dimostrato per 80 minuti. Se questi sono i presupposti non ci resta che aspettare la prossima partita, i nostri ragazzi sono pronti a dare battaglia.

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