Rugby, un film su McCaw degli All Blacks

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Un film su McCaw degli All Blacks. La scorsa notte è stato presentato, al Civic Theater di Auckland, il documentario che ripercorre le tappe del 2015 della leggenda del rugby neozelandese e, per forza di cose quando si parla degli All Blacks, di quello mondiale. La stagione conclusa con il trionfo mondiale, il secondo di fila per i neozelandesi, ha visto McCaw grande protagonista, diventando il primo capitano nella storia ad alzare per due volte il trofeo intercontinentale. A 34 anni suonati e con ben 148 presenze in nazionale, ad oggi riconosciuto come il più grande All Black di tutti i tempi, il rugbista ha deciso di appendere le scarpette al chiodo: “Sono nervoso come mai mi è capitato prima”. Fortemente e vistosamente commosso ed emozionato, non abituato a calpestare le prime file dei teatri come invece sa fare molto bene sui campi verdi da gioco, non si è nascosto ed ha parlato ai giornalisti col cuore in mano: “La mia intenzione è quella di essere di ispirazione per la gente e attraverso questo documentario penso di avere trovato il mezzo adatto. La gente potrà vedere che non serve chissà quale background, non servono chissà quali doti per permetterti di coltivare e realizzare un sogno. Da bambino ero come tutti gli altri, sognavo di diventare un All Black, anche se dal mio paese, Kurow, non ce ne erano stati tanti: si raccontava ce ne fosse stato uno solo che avesse giocato un test match. E vedere cosa riesci a realizzare con il lavoro duro è davvero incredibile”.

Un film su McCaw degli All Blacks. Alla kermesse era presente anche un pezzo di Italia, con Corrado Mattoccia, curatore del Museo del Rugby: “Assistere al documentario su McCaw mi ha fatto restare a bocca aperta. Due sono le cose che mi hanno maggiormente colpito: la disperazione letta nei suoi occhi dopo la sconfitta con la Francia nei quarti di finale della Coppa del Mondo del 2011 e la serenità sua e dei suoi familiari nell’affrontare la vita quotidiana. Nel documentario sono presenti anche vecchi video del giovane McCaw e altri video con i momenti più importanti della sua lunga carriera”. Il documentario consegna al vasto pubblico un McCaw inedito, visto che lungo tutto l’arco della sua carriera ai media ha sempre concesso lo stretto indispensabile, il campo ha parlato per lui, mentre ha saputo mantenere privata la sua vita familiare, quella di tutti i giorni. La gente, infatti, sapeva tutto sul suo modo di giocare al rugby ma nessuno ha mai saputo molto della sua vita privata, quando le luci si spengono e l’uomo McCaw resta solo, con pochi amici, con i familiari più stretti. Attraverso questo documentario emerge invece il vero animo del rugbista neozelandese: emergono i suoi pensieri, la sua infinita e costante voglia di migliorarsi sempre di più andando ogni limite umanamente imposto, di lavorare duro per raggiungere traguardi sempre più alti, sempre più impensati, per riscrivere la storia e donare alla memoria dei tanti appassionati e degli addetti ai lavori l’immagine di sé come quella di uno sprono a credere ai propri sogni, lavorare duro e a testa bassa per vederli finalmente realizzati.

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