Elena Barbini, scatti di palla ovale

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

rugby-imageElena Barbini è una delle fotografe sportive più conosciute, una delle più note a livello nazionale e mondiale.
Ormai da anni si è focalizzata sul mondo della palla ovale. La Barbini prova a catturare nei suoi scatti certe sfumature che spesso vengono messe in secondo piano, i suoi clic scavano nella dimensione maschia di questo sport alla ricerca di un tocco diverso. Alla ricerca di quel quid, del particolare…

Elena Barbini, da dove nasce questa passione? E’ inusuale che una donna ami uno sport così poco “rosa”.
“Ho iniziato da adolescente a seguirlo, quando il sabato giocavo a pallavolo e poi la domenica andavo a vedere le partite di mio fratello Gian. Devo dire che mi è sempre piaciuto.
Poi hanno iniziato i miei figli a giocare e allora ho coniugato la passione per la fotografia, che mi era stata trasmessa da mio padre, che amava soprattutto foto naturalistiche e di paesaggio, alla passione per il rugby.
Si forse è inusuale ma amo andare contro il pensiero comune!”

Da lì una carriera folgorante e quella che è diventata ad oggi qualcosa più che una passione e che l’ha fatta diventare una delle più quotate rilevatrici di immagini a livello nazionale e non solo.
“Quando ho iniziato a portarmi la macchina fotografica al campo per le partite dei miei figli sono naturalmente arrivate anche le prime richieste. Poi Giorgio Sbrocco, che allora curava il giornalino ufficiale del Petrarca Padova, mi chiese di aiutarlo con le immagini e di fatto quello è stato l’inizio. Da lì sono arrivati campionati, tornei, Sei Nazioni, Mondiali e quant’altro. Insomma una cosa tira l’altra…”.

Impensabile d’altronde, come detto, sfuggire al dna familiare.
“Mio fratello Gianfranco e i miei nipoti Matteo, Marco e Martina hanno tutti giocato a livello eccellente, vincendo anche titoli importanti e indossando la maglia della Nazionale. Una passione che abbiamo davvero nel sangue!”.

Del rugby femminile cosa ne pensa? Le piace? L’occasione è arrivata appunto grazie alla nipote Martina.
“Ad essere sincera l’inizio non è stato dei migliori. Non mi era piaciuto molto. Ma da un po’ di anni, il rugby femminile è cresciuto tantissimo a livello tecnico e non solo.
Oggi lo considero davvero divertente e ben giocato”.

Il Petternella, però, è anche un torneo Seven. Altamente spettacolare e difficile da immortalare. Un qualcosa di diametralmente opposto al rugby tradizionale.
“Non ho fatto spesso il Seven infatti. È una disciplina più tattica e veloce, mentre forse nel XV ci sono maggiori situazioni come i placcaggi o le fasi statiche ed è più aggressivo”.

Rimane comunque un grande spirito da parte delle atlete. Una cosa che sicuramente accomuna le discipline. Cosa ne pensa?
“È vero, e devo dire che è una cosa che noto molto di più a livello femminile che negli uomini. Non essendo professioniste, vedo molta più passione per il rugby, più grinta, maggior senso di squadra, un’attitudine diversa. Spesso faccio anche mini rugby e giovanili e anche lì ritrovo questo approccio. Nel rugby femminile vedo tante emozioni vere, a livello maschile non sempre è così!”.

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