Rugby Gavazzi presidente FIR, ma la rielezione fa scoppiare subito la polemica

Pubblicato il autore: Giacomo Garbisa Segui
Il confermato presidente FIR Alfredo Gavazzi (credits @federugby.it)

Il confermato presidente FIR Alfredo Gavazzi (credits @federugby.it)

Il mondo del rugby italiano ha scelto la strada della continuità: Alfredo Gavazzi presidente FIR per il secondo mandato consecutivo dopo che, nel 2012, aveva assunto il timone della Federazione succedendo a Giancarlo Dondi di cui era stato vice per 12 anni. Dalle urne esce quindi sconfitto il principale avversario di Gavazzi, il veneto Marzio Innocenti. Ma la conferma del 66enne ex presidente del Calvisano ha già scatenato un vespaio di polemiche.

L’Assemblea Ordinaria Elettiva della FIR, riunita sabato a Roma presso il Salone d’Onore del CONI alla presenza del 94,7% di aventi diritto al votazioni – 95,04% quota società, 90,47% quota giocatori, 87,68% quota tecnici – ha eletto Alfredo Gavazzi presidente FIR (Federazione Italiana Rugby) per il quadriennio olimpico 2016-2020. Gavazzi ha raccolto il 54,92% delle preferenze precedendo Marzio Innocenti (44,65%). «Desidero ringraziare il movimento per avermi confermato la propria fiducia per i prossimi quattro anni. Sono sempre stato e continuerò ad essere il presidente di tutto il rugby italiano, continuando a lavorare come nei quattro anni appena trascorsi con tutte le componenti del sistema rugbistico del nostro Paese per la crescita del nostro magnifico sport» le dichiarazioni di Gavazzi riportate nel comunicato stampa diffuso dalla Federugby.

Ma il tono delle dichiarazioni del rieletto presidente federale riportate dall’ANSA mettono in un luce un ragionamento più approfondito: «È vero che ho vinto e mi aspetta un grosso lavoro. Ma per certi aspetti sono un po’ deluso per questa campagna elettorale: tante bugie, nefandezze. Non mi riconosco più in questo rugby, i valori del rugby sono il fair play e invece questa gente non sa nemmeno quanto male ha fatto al rugby italiano, facendolo scadere di immagine».

Anche se non lo nomina direttamente, è plausibile che Gavazzi si riferisse proprio al rivale Marzio Innocenti che, da par suo, ha replicato immediatamente con una pesante nota in qualità di portavoce di “Pronti al cambiamento”, gruppo che riunisce personaggi con varie cariche nel mondo della palla ovale che siera candidato in contrapposizione a Gavazzi. «Come sempre la capacità di Gavazzi di rovesciare la realtà, la stessa cui deve buona parte del suo risultato odierno, non conosce purtroppo il limite della decenza: come può permettersi di parlare del lavoro del nostro gruppo e della preferenza democraticamente espressa dai tanti che hanno voluto riporre la loro fiducia nella nostra proposta dipingendola come un insieme di “bugie e nefandezze”? Come può continuare a riempirsi la bocca di concetti altissimi come “valori” e “fair-play”, declinandoli in chiave negativa riferendosi a ciò che egli definisce come “questa gente che non sa nemmeno quanto male ha fatto al rugby italiano facendolo scadere di immagine? In molti presenti in sala sanno benissimo come sono state vinte da Gavazzi le elezioni, applicando cioè alla lettera proprio molte di quelle metodologie vessatorie e ricattatorie che egli intende attribuire al nostro gruppo, un gruppo che mi impegnerò a difendere fino alla fine per il suo spessore morale complessivo prima ancora che per il livello delle competenze e delle capacità delle persone che lo compongono. Pronti al Cambiamento non intende accettare questo atteggiamento e queste illazioni cariche di disprezzo e di violenza da parte di colui il quale dovrebbe per ruolo rappresentare TUTTO il movimento, in assoluto spregio di un lavoro appassionato, qualitativo e impeccabilmente onesto sotto ogni punto di vista. Il rugby italiano ha deciso nella sua maggioranza di riporre per altri quattro anni il proprio destino nelle mani di Alfredo Gavazzi: evidentemente non ha compreso fino in fondo l’occasione che gli si presentava per cambiare davvero le cose».

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