Rugby: Padova capitale del wheelchair

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Rugby-in-carrozzina

Il Wheelchair, lo Sport in carrozzina, nacque in Canada alla fine degli anni ’70 e fin d’ora, ha fatto tanta strada, venendo praticato da oltre venti paesi e diventando sport praticato alle Paralimpiadi già dal 1993. Nel 2008, a Bolzano, è nata la federazione che si occupa di Rugby, la FIRR, Federazione Italiana Rugby Ruote. Il campo da gioco è lungo 15 metri e largo 28 ed ogni squadra è composta al massimo da dodici giocatori e si deve necessariamente cominciare con quattro atleti in campo: la sedia deve avere un dispositivo anti ribaltamento. La partita si disputa in quattro tempi da otto minuti ciascuno. In caso di supplementari, vi sono due tempi da tre minuti.  La città di Padova si dimostra sempre più capitale di questo sport: al Centro Civitas Vitae della Mandria si è svolto il nono raduno tecnico della nazionale, inserito nel progetto di studio sul miglioramento delle capacità neuromuscolari degli atleti. Questo progetto è supportato dalla Fispes (Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali,ndr), dall’Università di Padova con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’auspicio è quello di voler conferire un determinato valore scientifico ai benefici e ai miglioramenti generati dallo sport nelle persone con disabilità. Definire quindi i protocolli sarà importante per promuovere questo sport entrato ormai da tempo nel novero delle discipline paralimpiche. Il fatto che venga preso in esame il rugby può essere un valido apripista anche per gli altri sport che ovviamente entrano in quest’ottica. Il progetto inoltre prevederà una serie di test di valutazione funzionale, che saranno possibili grazie ad una strumentazione d’avanguardia, sulle capacità motorie di atleti con disabilità: tra questi anche il confronto tra atleti per una sana competizione, oltre ad un’accurata guida alla postura e all’alimentazione. Inoltre, si cercherà di mostrare come lo sport sortisca buoni effetti sulla vita lavorativa e sociale. Questi stessi test saranno svolti nel corso di ben venti raduni, ospitati sempre dal Centro Civitas Vitae, nell’arco di due anni. Per la precisione, 23 atleti saranno seguiti costantemente da ben 14 ricercatori ed 11 tecnici Fipes. Recentemente la ricerca ha confermato che per un giovane, con una disabilità motorico-funzionale (anche in un’ottica riabilitativa) è di vitale importanza (anche per una propria autostima e per non sentirsi escluso) praticare sia esercizio fisico che soprattutto, praticare sport all’interno di una squadra. Un ruolo chiave rivestirà ovviamente la presenza di un vero proprio team specializzato e multidisciplinare. Il progetto ad ottobre compirà il suo primo anno di vita e fin d’ora sono stati svolti ben nove raduni.  I raduni della nazionale di Rugby in particolare, avranno una valenza anche tecnica, oltre che educativa. Gli azzurri, reduci dal secondo posto ottenuto all’Europeo Division C che si è svolto a Lignano, si sono conseguentemente qualificati per la rassegna di Division B che si svolgerà tra un mese in terra svizzera. Sfortunatamente l’Italia di Rugby in carrozzina, nonostante le prove positive dei suoi primi cinque anni di vita ha mancato la qualificazione di Rio ma la viva speranza è che con un grande impegno potrà ottenere il pass per le Olimpiadi di Tokyo che si svolgeranno nel 2020.

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