Il No alla Candidatura Olimpica di Roma fa sfumare anche il “sogno Mondiale” del rugby

Pubblicato il autore: andrea nervuti Segui

rugbyGià, che le due cose fossero correlate lo si poteva sospettare.

Il Mondiale di rugby che si disputerà nel 2023, comincerà appena qualche mese prima della cerimonia d’apertura della XXXIII edizione dei giochi olimpici (la stessa in cui Roma sarebbe dovuta esser in concorrenza con Los Angeles e Parigi per l’assegnazione finale). La Federugby aveva anche abbozzato una “mappa” degli stadi a cui eventualmente assegnare le partite; si vociferavano le ipotesi della Dacia Arena di Udine e del Renato Dall’Ara di Bologna (probabilmente già ristrutturato dalla nuova società americana per quella data). Invece Stop, fermi tutti. Il gran rifiuto della “sindaca” Virginia Raggi (con tutti i pro e contro che si porterà dietro questa controversa decisione) ha inevitabilmente toccato anche il pianeta della palla ovale.

“Le due candidature erano strettamente correlate. Perdiamo una fantastica opportunità, ma non vi sono le basi per continuare.” Ha spiegato il presidente federale Gavazzi. D’altronde, esclusi i due impianti suddetti, gli stadi interessati dal dossier Olimpico coincidevano all’80% con quelli pre-selezionati per il mondiale rugbistico italico. Niente da fare quindi, la penisola si tira indietro anche dalla possibilità di organizzare un altro grande evento internazionale.

Al momento, sarebbero Irlanda e Francia le due forti candidate europee in lizza per riportare il torneo nel vecchio continente dopo l’esperienza nipponica del 2019.

Altri problemi. Persa la grande opportunità internazionale, c’è da rivolgere l’attenzione all’orticello compreso fra la cima delle Alpi  e la punta della Sicilia. Intendiamoci, la situazione non è rosea.

Il buco di bilancio è da brividi: ci sono milioni di passivo.
Il 30 settembre si è chiusa l’indagine preliminare sul caso “fondo di solidarietà”, con la volontà della Procura del CONI di deferire proprio Alberto Gavazzi insieme al vecchio consiglio federale. Le insinuazioni sono pesanti, si va dal danno patrimoniale al falso, fino all’abuso d’ufficio. Non benissimo.

Andiamo avanti. A metà Ottobre comincerà un processo a carico di quattro ragazzi dell’Accademia federale di Mogliano accusati di stalking, percosse, furto aggravato e violenze nei confronti di un compagno. A tutto questo bisogna aggiungerci la situazione delle Zebre Parma. Il club emiliano pare in una situazione socio – economica pericolosamente instabile e qualche ben informato parla già di rischio fallimento. Sarebbe l’ennesima figuraccia di un movimento che sembra sempre indietreggiare invece che crescere!

In poche parole, il No alla candidatura Olimpica di Roma fa sfumare anche il sogno “Mondiale del Rugby”, ma probabilmente riapre antichi spunti di discussione che altrimenti sarebbero rimasti sotto al tappeto di qualche palazzo.

 

Lutto. È doveroso chiudere questo articolo con un ricordo.

Purtroppo nella giornata di ieri è venuto a mancare Silvano Tartaglini, ex estremo della nazionale italiana di rugby del primo dopoguerra. Nonno della velista Flavia e prozio di Andrea e Matteo Pratichetti (entrambi con caps azzurri alle spalle), aveva 93 anni. Campione d’Italia per due anni consecutivi con la Roma Rugby nel 1948 e nel 1949, aveva avuto esperienze professionali anche a l’Aquila. 8 le sue presenze totali con la nazionale del tricolore: l’esordio a Parma nel lontano ’48, l’ultima presenza a Lione il 26 Aprile 1953, nel match perso contro la Francia per 22 a 8.

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