Italrugby, Catt: “Gli All Blacks hanno un intero paese che lavora per loro”

Pubblicato il autore: Matteo Rosagni Segui

Un’intervista a Mike Catt in vista dell’importante incontro che vedrà l’Italrugby sfidare la Nuova Zelanda
Federazione Italiana Rugby
Mancano meno di due settimane all’importante sfida dell’Italrugby nel debutto nei “Crédit Agricole Cariparma Test Match” di Novembre, in programma per il 12 all’”Olimpico” di Roma contro la Nuova Zelanda.

Mike Catt, assistente allenatore dell’Italia e responsabile dei trequarti dell’Italrugby, ha esternato, al sito ufficiale della FIR federugby.it, le sue impressioni in vista dell’importante incontro, sulle recenti sfide disputate dalle Zebre in Scozia, dal rapporto che si sta costruendo proprio con Zebre e Benetton ed affronta anche un’analisi di ciò che gli All Blacks sono e rappresentano per un’intera nazione.

“Vincere è bello e piace a tutti, bisogna riconoscere allo staff tecnico delle Zebre ed ai giocatori il merito per aver portato a casa la vittoria dopo il raduno dei giorni precedenti ed il lungo viaggio per la Scozia.

Stiamo costruendo un ottimo rapporto con Benetton e Zebre, vincere è l’obiettivo comune, nostro come di Crowley e Guidi. Siamo tutti qui per dare ai giocatori gli strumenti per raggiungere l’obiettivo, poi la performance è nelle loro mani. Ma più strumenti diamo loro, più facciamo comprendere il perché di determinate scelte sul campo, più avranno possibilità di successo.

E’ innegabile che vi sia molto da fare, in campo e fuori dal campo e stiamo costruendo sulle basi che abbiamo posto durante il tour di giugno, grazie anche al rientro di alcuni tra i giocatori più esperti. Ognuno deve capire il proprio ruolo specifico in relazione al rugby che vogliamo giocare, dobbiamo crescere tutti insieme: allenatori, giocatori, Club.

Aumentare la percentuale di realizzazione dei calciatori è il primo aspetto: abbiamo degli ottimi giocatori, davvero eccellenti, ma per vincere i test dobbiamo portare la nostra media realizzativa sui calci piazzati intorno all’80/90%. Diversamente, non è possibile vincere un test match. E’ un percorso, richiede tempo, non accade dall’oggi al domani.

Tutti i test match sono difficili, ovviamente a cominciare da quello con gli All Blacks. Negli ultimi trent’anni non sono molte le squadre ad averli battuti. E questo accade perché gli All Blacks sono l’unica squadra a giocare bene vincendo con continuità. L’unica. Perché tutti capiscono completamente cosa stanno facendo sul campo, ed il motivo per cui lo fanno. E perché alle spalle hanno un intero sistema, tutto un Paese, che lavora con un unico obiettivo: far sì che la Nazionale di rugby sia, costantemente, la migliore al mondo.

Non è vero che la Nuova Zelanda gioca soltanto palla in mano: calciano molto, ma lo fanno sempre nel momento giusto. Questo è capire completamente cosa si stia facendo.

L’Italia ha dei buoni giocatori di rugby. Alcuni di altissimo livello internazionale, come ad esempio Parisse o Cittadini, altri giovani che stanno lavorando per diventarlo. Sta a noi dare loro tutti gli strumenti perché accada, ma sta a loro andare sul campo ed esprimersi, fare le scelte giuste. Ripeto, il nostro è uno sport semplice: le cose giuste, quando servono.

Ci aspetta una sfida eccitante il nostro lavoro è mettere insieme nel modo migliore tutti i pezzi del puzzle. Non vediamo l’ora di cominciare questa serie di test”.

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