Rugby Mirco Bergamasco: “In America ho ritrovato il piacere di giocare”

Pubblicato il autore: Marcello Mutalipassi Segui

Mirco Bergamasco America
Mirco Bergamasco e l’America del Rugby
– Mirco Bergamasco, classe 1983, insieme al fratello Mauro è stato una bandiera della nostra nazionale di rugby, fino a quando una serie di infortuni non l’ha costretto a stare continuamente lontano dai campi che contano. In una recente intervista, concessa al Corriere dello Sport, il mediano azzurro racconta della sua esperienza oltreoceano, con i Sacramento Express nella massima lega americana di rubgy a 13, e quali sono le sue prospettive per il futuro.

Mirco Bergamasco e l’America del Rugby –  Il mese scorso Mirco Bergamasco viene convocato nella Nazionale italiana di categoria (rugby a 13 o più conosciuto come Rugby League) per la partita di qualificazioni ai mondiali 2017 contro la Serbia. La partita è finita 14 a 62 per i nostri, nel dopo partita però Mirco ha approfittato dei microfoni del corriere per levarsi qualche sassolino dalla scarpa: “Quando sono rientrato dal mio infortunio (ndr: nel 2012) sia Jacques Brunel che l’allenatore delle Zebre mi hanno trattato con poco rispetto, seppure abbia giocato con entrambi per due anni”. Esordisce così il giovane Bergamasco, “Avevo perso il piacere di giocare a Rugby, cosa che fortunatamente ho ritrovato qui in America. Negli Stati Uniti sta partendo un bel progetto per far apprezzare il rugby agli americani; hanno un gran serbatoio di giovani talenti da cui attingere e delle ottime strutture, al pari di quelle che siamo abituati a vedere per basket e football. Quando viene trasmessa una partita in streaming si contano già 200 mila spettatori. In soli cinque mesi hanno migliorato tantissimo. Quando sono arrivato qui il livello era al pari della serie B italiana e adesso hanno vinto l’Eccellenza con Ohio e Denver e possono giocarsela ad armi pari con Zebre e Benetton Treviso”.
Sul tema nazionale italiana e allenatore, Mirco Bergamasco commenta così il nuovo allenatore azzurro: “Ho scambiato qualche battuta con O’Shea quando la nazionale è venuta in America. Mi ha fatto una buona impressione e mi ha dato l’idea di essere uno che dà spazio a tutti e di non focalizzarsi su pochi prediletti, come il suo predecessore. Ho visto i ragazzi della nazionale più sereni rispetto a qualche anno fa”.
Il mediano padovano racconta poi del suo passaggio dal rugby a 15 a quello a 13: “Ho sempre seguito questa specialità e quando mi è stato proposto di giocare la qualifica per il mondiale non ho saputo dire di no”. Commenta Mirco, e aggiunge “Sono stato accolto benissimo, non come in quella del 15, dove ‘lui’ si è arrivato credendosi chissà chi. Qui il gruppo è fantastico e tutti mi hanno dato una mano ad ambientarmi, perché le differenze con il ‘fratello maggiore’ sono tante. Qui si corre di più e la tattica è più simile a quella del calcio, presidiando a zona le varie fasce di campo. Chi dice che sono finito in Rugby League per i soldi non capisce nulla”.
Per il futuro? “Qui ho un contratto con la Pro League”, afferma Bergamasco, “ e sono loro che decidono in quale squadra giocherai di volta in volta. Non so se resterò ancora a Sacramento, ma l’America mi piace e ci sono tante opportunità”.

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