ItalRugby, il giorno dopo la tempesta nera!

Pubblicato il autore: andrea nervuti Segui

The New Zealand All Blacks perform the Haka, or war dance, prior to kickoff in their rugby Test match against Italy at Olimpico Stadium in Rome, Italy, 17 November 2012. ANSA/ETTORE FERRARI

Come succede dopo le grandi tempeste, anche nel mondo del rugby il “day after” è il giorno giusto per fare la conta dei danni subiti e delle cose da salvare.

Il risultato – oh, nessuno si aspettava una vittoria conto gli alieni venuti dall’Oceania , sia chiaro –  è stato davvero troppo pesante. 10 a 68. Dieci mete subite (la prima dopo nemmeno 4 minuti sugli sviluppi di una mischia ai 10 metri) contro le “seconde linee” degli All Blacks sono davvero tante. Certo, loro vengono da un sistema artificiale fantastico che probabilmente non raggiungeremo mai, ma con Hansen così convinto del suo turn-over sfrenato (fuori dallo starting XV contemporaneamente  Retallick, Moody e Kierian Read, con la fascia di capitano affidata alla terza linea ala Cane) era lecito aspettarsi un gap un po’più sottile.

Tuttavia, i Kiwis non hanno paura di lanciare i giovani (averne di cosi bravi!) anche nelle sfide importanti, perché chiunque indossi quella gloriosa casacca nera è il rappresentante fisico dell’anima di una nazione intera. Una divinità, o quasi.

Altro emisfero, anzi altro pianeta.

Azzurri.  Veniamo agli affari della nostra penisola. Al netto delle aspettative che il nuovo corso irlandese stava fomentando dopo il tour nelle americhe (non tanto per le vittorie contro USA e Canada, quanto per la bella prova contro una grande Argentina) questo test era il più duro possibile. Bisogna ammettere che nonostante la  marea nera abbia coperto il sole, qualche sbarlucichio di luce si è intravisto. Intanto una buona disciplina (appena 4 fischi concessi). Poi la discreta prova di Canna, Mbandà e Bisegni, condita dall’esordio positivo di Bronzini nel ruolo di mediano di mischia. Ci vuole tempo e possibilmente avversari leggermente più abbordabili.

A fine partita, Conor O’Shea sembra sempre convinto della bontà del progetto”quello che chiedo alla squadra è di attenersi al piano di gioco e di farlo per 80 minuti.  Ci sono molti dettagli da analizzare, ma i cambiamenti non avvengono in una notte”.

Anche Capitan Sergio Parisse si schiera al fianco del selezionatore originario di Limerick:” Nessuno si aspettava una vittoria contro gli All Blacks, anche se la sconfitta è dura. Lo so che è difficile da credere, ma posso garantire che da dentro abbiamo visto anche alcune cose buone. Ho avuto tanti allenatori nella mia carriera e credo che la strada intrapresa con lo staff di Conor O’Shea sia quella giusta. Io sono motivato come quando avevo 18 anni”.

La speranza per tutti quelli che ieri erano all’Olimpico (ah, a proposito incasso record quantificabile in un milione e settecentomila euro) e per chi ha seguito il match dal bancone di un pub, è che la squadra cominci a seguire ad occhi chiusi i dettami di quello che “a naso” sembra il miglior manager mai selezionato dalla federazione.

Infortuni. Brutte notizie giungono dall’infermeria in vista della partita contro il Sud Africa di sabato prossimo in programma allo stadio Artemio Franchi di Firenze. Ai lungo degenti Campagnaro e Sarto potrebbero aggiungersi  Esposito e Ghiraldini. Il tallonatore è in forte dubbio per il match contro gli Springboks a causa di una elongazione all’alluce che lo ha costretto ad uscire dopo appena dieci minuti di partita.

Altri risultati del weekend. Fa festa l’Inghilterra, che dopo 10 anni riesce a superare proprio il SudAfrica (37 a 21). Bene l’Australia che vince di un punto in Scozia (22-23), mentre la Francia disintegra Samoa( 52-8). Secondo pronostico anche le vittorie del Galles sui Pumas (24-20) e di Tonga in Spagna( 13-28).

Chiudo con una piccola consolazione che riguarda la nostra posizione nel Ranking. La sorprendente sconfitta casalinga della Georgia contro il Giappone( 22-28), costerà ai caucasici parecchi punti in classifica, che indirettamente regaleranno un sorriso ai nostri colori

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