Il futuro del 6 Nazioni sarà senza l’Italia?

Pubblicato il autore: andrea nervuti Segui


A meno di tre giorni di distanza dalla proibitiva trasferta di Twickenham contro la corazzata inglese, torna d’attualità (anzi, per la verità è stato Sir Clive Woodward sulle pagine del “Daily Mail” a ritirare fuori l’argomento!) la possibilità d’inserire la Georgia fra l’elitè del rugby europeo a discapito proprio dei ragazzi in maglia azzurra.
” L’Italia negli ultimi anni ha smarrito la fame e l’ambizione che l’avevano a lungo guidata” ha commentato l’ex Commissario Tecnico campione del mondo nel 2003, sulle colonne del famoso quotidiano britannico.
Null’altro da specificare. Commento duro e praticamente inattaccabile.
Una sentenza a cui nemmeno la straordinaria vittoria sugli Springboks nei test match novembrini sembra potersi appigliare. Infatti, quella che per il movimento italico è diventata la partita più importante della vita, per alcuni opinionisti (in questo caso francesi) è stato semplicemente un fuoco di paglia: ” La presenza degli italiani nel torneo solleva interrogativi. Non è il momento che la World Rugby li metta con le spalle al  muro?
In questo Autunno l’Italia ha sicuramente raggiunto un traguardo storico con la sua prima vittoria contro il Sud Africa (in forte crisi!). Ma una rondine non fa primavera, poichè nella altre due partite sono arrivate gravi sconfitte contro gli All Blacks (10 – 68) e contro Tonga (16 – 17)”
.  Come poter controbattere alle cocenti parole pubblicate sul sito transalpino “rugby rama”?
In particolar modo se alla più grande impresa mai realizzata dal XV della nostra penisola ha fatto seguito un principio di 6 nazioni cosi avvilente?
Due sonore sconfitte. Due bocciature senza appello.  7 a 33 contro il Galles. 10 a 63 contro l’Irlanda. 96 punti subiti, appena 17 realizzati, per di più fra le mura amiche dell’Olimpico.
Che il movimento crescesse con una lentezza disarmante, quasi fastidiosa, lo si sapeva da tempo, ma che dal 2000 – anno d’esordio azzurro nel torneo più vecchio del mondo- ad oggi l’Italia perdesse l’85% degli incontri non poteva esser previsto. Sul menù ci sono 74 sconfitte, 1 pareggio e la penuria di 14 vittorie. I motivi sono tanti e variegati.  Dalle franchigie che prendono continue batoste da tutte le avversarie nel Pro D12, ad un campionato che fatica a sfornare giocatori in grado di poter far quantomeno credere ad un ricambio generazionale. Dagli investimenti sbagliati, alle continue aspettative disattese.
Dall’altra parte del fiume invece, come se fosse in attesa  di veder passare il cadavere italico, c’è la Georgia guidata dal tecnico australiano Milton Haig. Squadra solida, che vanta un paio di fuoriclasse come il flanker del Tolone Gorgodze o il pilone di Clermont Zirakasvili; entrambi impegnati nel top 14 francese.
I lelos caucasici premono da tempo per una convocazione da parte della nobiltà ovale, e probabilmente non hanno tutti i torti visto il dodicesimo posto occpuato nel Ranking internazionale (l’Italia è solo 14esima, giusto per dire!).
E quindi?
Il futuro del 6 Nazioni sarà senza l’Italia?
Niente affatto. Almeno non subito. A spegnere tutte le possibili suggestioni (c’è anche chi da qualche angolo del continente avrebbe proposto un democratico spareggio fra la vincente dell’European Championship e l’ultima classificata del Six Nations) ci ha pensato John Feehan, Chief Executive del torneo:
” Il 6 nazioni è un torneo chiuso. Non ci sono posti liberi, non vogliamo aggiungerne altri. Non dico che non cambieremo mai: ma per ora siamo contenti di avere le 6 squadre più forti d’Europa”.
Una tutela forte, che arriva dall’alto e che adesso dobbiamo dimostrare di meritare!

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