Rugby Sei Nazioni, Eddie Jones attacca la tattica difensiva italiana: “Questo non è rugby!”

Pubblicato il autore: Simone Del Latte Segui

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Non basta il mantenimento dell’imbattibilità da quando siede sulla panchina inglese a compiacere Eddie Jones, né l’aver centrato il suo diciassettesimo successo consecutivo da capo allenatore, ipotecando oltretutto la prima posizione in classifica nel Sei Nazioni. A poche ore dal match che ha visto trionfare gli Inglesi 36 a 15 sull’Italia, il ct della nazionale della rosa rossa si scaglia contro la tattica difensiva italiana che prevedeva la decisione sistematica di non partecipare a quelle ruck, ove l’evenienza lo richiedeva, per non generare alcuna linea di fuorigioco, quindi di salire in fase di non possesso dell’ovale per disturbare la linea di passaggio del mediano di mischia avversario. Jones ha definito la scelta difensiva italiana “Trevor Chappell rugby”, riferendosi ad un giocatore di cricket australiano, il quale, il 1 febbraio 1981, durante una partita contro la Nuova Zelanda ha lanciato la palla rasoterra, facendola rotolare, per impedire al battitore avversario di realizzare il punto necessario per il pareggio. L’episodio è divenuto celebre e controverso poiché Trevor Chappell compì un’azione tecnicamente legale, ma totalmente contraria allo spirito del fair play del cricket. “Questo non è rugby”, afferma Eddie Jones ai microfoni di ITV, “Complimenti all’Italia che è stata strategicamente intelligente, ma siamo seri a proposito, oggi non è stata una partita di rugby. I tifosi allo stadio dovrebbero chiedere i soldi indietro.”

Il regolamento emanato da World Rugby nello spiegare le condizioni di formazione di una ruck – o punto d’incontro ndr – riporta: “Una ruck può avvenire solo nel campo di gioco. I giocatori devono essere in piedi. Almeno un giocatore deve essere in contatto fisico con l’avversario. La palla deve essere a terra. Se per qualsiasi ragione la palla è fuori da terra la ruck non è formata.” Mentre riguardo la linea del fuorigioco: “Ci sono due linee di fuorigioco parallele alle linee di meta, una per ogni squadra. Ogni linea di fuorigioco passa attraverso il piede del giocatore più arretrato partecipante alla ruck.” Il che significa, alla luce della complementarità delle due regole citate, assieme ad una buona dose di capacità interpretativa del regolamento che ogni allenatore che si rispetti dovrebbe possedere, che dove non c’è una ruck, non c’è fuorigioco.

Più di una volta i giocatori inglesi hanno interpellato il direttore di gara Romain Poite chiedendo lumi sul comportamento difensivo italiano, ma puntualmente si sono sentiti rispondere dall’arbitro transalpino “Non posso parlare, sono un arbitro, non un allenatore.” Il pubblico stesso di Twickenham di fronte al disorientamento dei propri giocatori è stato prodigo di fischi contro gli Azzurri, inveendo con grida di disapprovazione che hanno mostrato tutta la loro infondatezza non appena i padroni di casa hanno cominciato a rendere pan per focaccia all’Italia del rugby, imitandone la strategia difensiva. Come di consueto, il commento più veritiero e disarmante nella sua semplicità è giunto dal noto telecronista Vittorio Munari, il quale, nello spiegare quanto le polemiche inglesi, sia quelle in campo sia quelle provenienti dagli spalti, non fossero suffragate dai fatti, ha ricordato ironicamente che in fin dei conti “le regole le hanno inventate loro.”

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