Rugby Sei Nazioni, John Feehan scongiura per l’Italia il rischio di una retrocessione: “Non c’è posto per la Georgia”

Pubblicato il autore: Simone Del Latte Segui

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A 24 ore di distanza dalla provocazione di Clive Woodward riguardo l’eventuale retrocessione dell’Italia ultima classifica al termine del Rugby Sei Nazioni arriva la pronta risposta dell’amministratore delegato del torneo John Feehan, il quale esclude la possibilità di aprire un tavolo di trattative per discutere della riforma del format della prestigiosa competizione rugbistica europea.“Si tratta di una competizione chiusa tra i sei Paesi, di proprietà e di gestione delle sei federazioni interessate”, afferma Feehan, “non vi è alcun posto vacante e non stiamo pensando di inserire qualcuno. Non sto dicendo che non riusciremo mai a cambiare, ma in questo momento siamo straordinariamente felici di accogliere le sei squadre più forti d’Europa.”

L’intervento di Feehan intende stemperare le crescenti polemiche per il trattamento della Georgia, dando un chiaro segno di diniego a tutti coloro che vorrebbero lo stato transcaucasico all’interno dell’elite rugbistica europea, in quanto superiore all’Italia nel ranking mondiale e vincitrice indiscussa del Rugby Europe Championship da sei anni a questa parte. La questione è annosa e il dibattito puntualmente si accende ad ogni nostro clamoroso insuccesso. L’ultimo in ordine di tempo lo scorso 11 febbraio con la catastrofica sconfitta italiana contro l’Irlanda ospite all’Olimpico per 63 a 10.  La riluttanza del Sei Nazioni a prendere in considerazione l’apertura ad altri Paesi è del tutto in contrasto con la tendenza espansionistica di World Rugby, ma Feehan è fermamente convinto che l’organismo di governo del rugby mondiale non possa intromettersi nella gestione del torneo. “World Rugby non ha alcun controllo su questa competizione, non è di loro proprietà e non possono dirci cosa fare con essa. Il compito di World Rugby è di preoccuparsi dei miglioramenti del gioco. Il nostro compito è quello di far svolgere ogni anno il Sei Nazioni.”

Rugby Sei Nazioni, l’opinione di Octavian Morariu

Dal canto suo, Octavian Morariu, presidente di Rugby Europe, ha definito “arrogante” John Feehan, accusandolo di una presa di posizione troppo intransigente, paragonando il Sei Nazioni ad un club esclusivo per vecchi amici (“rich old-boys club”). Morariu tuttavia riconosce che né Rugby Europe e né tanto meno World Rugby hanno la facoltà di forzare il Sei Nazioni ad una riforma. “Sono del tutto consapevole che RBS Six Nations sia una società commerciale, quindi non si può interferire nei loro affari, ma se vogliamo veramente che il rugby europeo progredisca il sistema attuale deve essere cambiato.” E ancora: “Il Sei Nazioni domina totalmente in mercato europeo. Lo sviluppo è praticamente impossibile sotto la sua grande ombra. Al termine di quest’edizione non avranno più uno sponsor. Le grandi aziende cercano grandi mercati e l’Europa è un mercato molto grande. La popolazione dei Paesi che fanno parte di Rugby Europe ammonta a 512 milioni di persone, ma Italiani, Francesi, Britannici e Irlandesi sono solamente un terzo di esso. Non stiamo massimizzando il mercato.”
La prossima riunione di Rugby Europe si terrà il 9 marzo a Parigi. In quell’occasione Morariu avanzerà una richiesta ufficiale di cambiamento strutturale. La sua speranza è che in futuro quelli che sono sempre stati dei generici colloqui informali, possano indurre al cambiamento auspicato.

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