Rugby Sei Nazioni 2017, il “dream team” del torneo

Pubblicato il autore: Simone Del Latte Segui

Sei Nazioni
Dopo 7 settimane, 15 incontri, 653 punti segnati e un numero incommensurabilmente più elevato di ore di discussione, il Sei Nazioni di Rugby 2017 si è concluso sabato scorso. Per gli appassionati di rugby è stata un’edizione molto intrigante, a tratti prevedibile, ma mai scontata, che ci ha regalato diversi ed interessanti spunti di riflessione sulle sei nazionali partecipanti. L’Inghilterra si riconferma regina del Sei Nazioni per il secondo anno consecutivo, seppur privata della triplice corona dagli Irlandesi, i quali riscattano l’onore calpestato dal Galles grazie alla loro miglior prestazione nel torneo all’ultima giornata. I Gallesi terminano la loro avventura quinti, seppur siano stati a pochi secondi dal centrare due trionfi importanti contro Inghilterra e Francia, che avrebbero sicuramente riscritto la storia di questo romanzo rugbistico. E invece patiscono la rimonta degli eterni rivali e dei transalpini che quando si accendono fanno paura a chiunque, All Blacks compresi. La Scozia non vinceva tre incontri nella competizione dal 2006, indice di una certa maturità che mette al bando il nomignolo di “squadra sorpresa” con cui spesso viene affibbiata. Non sorprende, infine, nemmeno l’Italia, benché ogni anno le aspettative sugli Azzurri trepidano a poche ore dal fischio d’inizio del Sei Nazioni, salvo poi ritrovarsi sempre a giochi fatti a leccarsi le ferite.

I migliori XV del Sei Nazioni 2017 ruolo per ruolo:

15. Stuart Hogg
(Scozia)
“Player of the Tournament” nell’edizione passata e inserito nuovamente nella lista dei candidati per il premio di quest’anno, Hogg è indubbiamente uno dei migliori prodotti del rugby scozzese. 3 mete, 285 metri percorsi palla in mano, 10 difensori battuti e 5 intervalli attaccati positivamente per l’estremo dei Glasgow Warriors in questo Sei Nazioni.
14. Tommy Seymour (Scozia)
Le prestazioni di George North sono state un crescendo nel corso del torneo, ma Tommy Seymour è stato semplicemente magnifico. 28 anni e 70 caps con la Scozia per il nativo di Nashville (USA) che dal 2013 viene stabilmente convocato come prima scelta assoluta per il ruolo di ala della Nazionale.
13. Remi Lamerat (Francia)
Garry Ringorse è un attaccante naturale ed ha ampi margini di crescita. E’ probabile che con il tempo esperienza e allenamento lo porteranno tra i migliori non solo d’Irlanda, ma d’Europa. Molto più solido e costante è stato però Remi Lamerat, soprattutto in difesa: 43 placcaggi effettuati e 5 turnover vinti nei cinque match.
12. Owen Farrell (Inghilterra)
Assieme a Itojoe, Farrell è stato in campo per tutti gli 80′ delle cinque partite del Sei Nazioni 2017, per un totale di 400′ minuti giocati. Calciatore affidabile anzi che no, realizza 18 dei 25 tentativi dalla piazzola (tra trasformazioni e penalità) mettendo a referto 63 punti personali e qualificandosi secondo nella classifica dei top scorers, appena dietro a Camille Lopez (67 punti). Linee di corsa impeccabili, avversari fissati e splendidi passaggi: il sogno per i compagni di reparto sulla trequarti.
11. Elliot Daly (Inghilterra)
6 difensori battuti e 7 clean break presi con successo in 152 metri percorsi palla in mano per il numero 11 dei London Wasps. Letale nel chiudere le azioni e dotato di una gittata non indifferente al piede, Daly in quest’edizione ha costantemente offuscato i suoi rivali diretti.
10. Jonathan Sexton (Irlanda)
E’ il primo violinista dell’orchestra sinfonica di Joe Schimdt. Loop, raddoppi e seconde linee d’attacco sono il mantra offensivo dell’Irlanda, anche quando a indossare la maglia numero 10 è Paddy Jackson (come è stato nelle prime due gare), malgrado in questi casi si evince che l’apertura di Ulster suona uno spartito che non è il suo.
9. Rhys Webb (Galles)
Baptiste Serin è una stella nascente, ma Webb ha veramente una marcia in più rispetto agli altri mediani di mischia europei. Qualità e continuità nelle prestazioni gli assicureranno un posto da titolare con la maglia dei Lions.
8. Louis Picamoles (Francia)
E’ l’incubo delle difese avversarie, dati alla mano: 131 metri percorsi solo contro l’Inghilterra (di 362 complessivi nella competizione), 61 cariche e 24 difensori battuti per il gigante francese. Per lui inoltre ben 18 offload in cinque partite. CJ Stander si è dimostrato più propositivo in fase offensiva, ma Picamoles è stato monumentale.
7. Hamish Watson (Scozia)
Se ne facciamo un discorso di statistiche, il suo contributo effettivo in attacco e in difesa potrebbe sfuggire ai più, giacché i suoi numeri non sono esorbitanti. Cuore e sacrificio però sono valori che lo scouting di gara non rivela.
6. Sam Warburton (Galles)
Schierato da Rob Howley come blindeside flanker, Warburton ha disputato l’ennesimo inappuntabile Sei Nazioni. Come di consueto, grande prova difensiva la sua: 78 placcaggi effettuati, appena 4 sbagliati e ben 7 turnover vinti.
5. Alun Wyn Jones (Galles)
In ottica Lions, la concorrenza nel reparto di seconda linea è spietata tra i Britannici con Jonny Gray e Courtney Laws ad una condizione atletica invidiabile, ma Alun Wyn Jones ha dalla sua un’esperienza decennale altrettanto ammirabile. Giocatore che non invecchia, ma stagiona, Jones è diabolico in touche, con 13 lanci presi e 2 rubati.
4. Maro Itoje (Inghilterra)
Emblema della Nazionale dell’era Eddie Jones, Itoje è il giocatore che più di tutti rappresenta il cambiamento apportato in squadra. Alla scorsa edizione del torneo si era presentato, con i Saracens ha fatto parlare di sé e in questo Sei Nazioni entra di diritto nel dream team. Da sottolineare il suo lavoro nel breakdown (9 turnover vinti) e in rimessa laterale (16 lanci presi e 3 rubati).
3. Tadhg Furlong (Irlanda)
Continua a macinare gioco Tadhg Furlong, che, dopo un’ottima stagione autunnale, disputa cinque gare notevoli in questo Sei Nazioni, cementificando la sua reputazione in qualità di uno dei migliori piloni destri europei.
2. Ken Owens (Galles)
“Ken is playing well, isn’t he?” domanda ironicamente il suo allenatore Rob Howley in un’intervista. Owens è una garanzia in rimessa laterale (54 lanci effettuati con successo) e in difesa (68 placcaggi, di cui solo 6 a cattivo esito). Cifre inusuali per un tallonatore, ma che sicuramente depongono a suo favore in quanto surplus tecnico.
1. Joe Marler (Inghilterra)
Vince la partita del suo 50esimo cap con l’Inghilterra e dimostra di essere diventato uno degli uomini chiave di Eddie Jones. Dotato di una tecnica di placcaggio esemplare, Marler ha portato a terra in tutto 46 avversari, mentre ne ha mancati appena 2.

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