Paul Thorburn: “Il rugby è diventato inutilmente pericoloso”

Pubblicato il autore: Simone Del Latte

Thorburn

L’ex capitano del Galles Paul Thorburn ha lanciato una feroce inventiva contro World Rugby, accusando l’organizzazione mondiale di presiedere ad uno sport che è diventato “inutilmente pericoloso”. Thorburn sottolinea, infatti, che il rugby nasce come sport ecumenico, inclusivo persino nei confronti di quei debuttanti che oggi sentiamo spessissimo venir dissuasi dalla pratica rugbistica per via della loro taglia fisica, giudicata sottodimensionata rispetto a certi standard consolidatisi. Ed è proprio al rugby delle origini che guarda l’ex estremo del Neath e della nazionale daffodil nella sua filippica contro World Rugby, reo di aver permesso che il gioco divenisse eccessivamente e inopinatamente pericoloso, una sorta di ordalia di 80′ a cui vengono sottoposti “big blokes”, grossi individui. Ne deriverebbe anche uno spettacolo meno godibile di quello a cui si poteva assistere un tempo. Come primi alfieri di una rivoluzione, Thorburn individua i giovani, esortati a lanciare per primi un segnale, abbandonando il rugby, a patto che World Rugby non attui alcune revisioni significative dello sport.

I cambiamenti auspicati da Paul Thorburn sono:

  • ridurre il numero di sostituzioni per squadra durante la gara;
  • far cessare la “ridicola pratica” dei sollevamenti in touche;
  • prescrivere agli arbitri di sanzionare sistematicamente l’introduzione storta in mischia chiusa;
  • apportare modifiche a livello regolamentare per indurre i giocatori a partecipare alle ruck, invece di schierarsi sulla linea difensiva.

Insomma, per Thorburn lo status quo non va mantenuto, o per lo meno va ricondotto, circa alcuni punti, a quello del passato. Inizialmente, infatti, i cambi concessi ad ogni allenatore erano due e, sostiene, “la differenza la faceva la diversa condizione atletica dei primi 15 uomini”. Adesso, invece, con il sistema vigente delle otto sostituzioni, ai tecnici è concesso sovvertire più del 50 % della formazione iniziale, una prassi divenuta consueta intorno al 60′, in modo tale da mantenere alto il livello di fisicità in campo, con tutti i rischi infortuni annessi e connessi.

A proposito di infortuni, Paul Thorburn si mostra polemico anche nei confronti dei sollevamenti in rimessa laterale, una prassi legalizzata nel 1999 e definita “ridicola”, poiché metterebbe a repentaglio la salvaguardia dei giocatori issati a più di 3,5 metri di altezza.

Per quanto riguarda la questione dell’introduzione storta in mischia chiusa, l’intervento dell’ex capitano si colloca nel solco di un tema caldo, annoso e ampiamente dibattuto. Si tratta di una fattispecie su cui il regolamento varato da World Rugby offusca ogni tentativo di fare chiarezza giuridica. Il punto d del paragrafo 20.6 asserisce, infatti, che il mediano di mischia deve introdurre il pallone diritto lungo la linea mediana, in modo che esso tocchi il terreno immediatamente oltre la proiezione delle spalle del pilone più vicino”, tuttavia il paragrafo 20.5 recita: “il mediano di mischia deve introdurre il pallone secondo le disposizioni impartite dall’arbitro”. Il discorso è lungo, complesso e non affrontabile in questa sede. Sinteticamente: la discrezionalità e il metro di giudizio del direttore di gara costituiscono oggigiorno la linea prevalente, come da paragrafo 20.5, ma con tanti saluti del punto d del paragrafo 20.6. E’ probabile, come profetizza Thorburn, che, se la tendenza non cambi, in futuro vedremmo i mediani di mischia introdurre l’ovale direttamente sui piedi del no 8.

Paul Thorburn lamenta, infine, una minor efficacia della fase offensiva rispetto al passato, la quale molto spesso si spegne infruttuosamente di fronte a difese così presidiate. La riduzione degli spazi da attaccare è riconducibile, secondo l’ex estremo gallese, alla tendenza di alcune squadre a rinunciare a contestare le ruck, specie in quelle situazioni di manifesta superiorità dell’avversario sui punti d’incontro. “Gli arbitri dovrebbero dare più peso all’incisività delle ruck, persuadendo in questo modo i giocatori a parteciparvi più costantemente, invece di schierarsi lungo la linea difensiva”.

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