Rugby, Beauden Barrett: i numeri e la classe di un campione

Pubblicato il autore: Simone Del Latte Segui

Barrett

Il mediano d’apertura degli Hurricanes e della Nazionale di rugby neozelandese Beauden Barrett è stato l’All Black che ha conosciuto il maggior dispendio fisico in campo dal 2016 ad oggi. I numeri sono roboanti: nel corso di una stagione e mezzo, Barrett ha accumulato ben 2695 minuti in campo, al netto di incontri sia in Super Rugby sia con la Nazionale. Se nella terra dei Maori poteva circolare qualche apprensione su chi avrebbe dovuto e potuto ereditare la maglia numero 10 di Dan Carter, le prestazioni di Barrett sono state tanto eloquenti da persuadere i più nostalgici del sontuoso regista militante nel Racing 92. Accelerazione imbarazzante (nell’accezione positiva del termine), disarmanti skills, passaggi illuminanti, capacità di leggere in anticipo le situazioni prima che si verifichino, sono solo alcuni dei talenti di biblica memoria che Barrett ha saputo investire e che lo hanno reso in breve tempo la prima scelta assoluta nel ruolo d’apertura all’interno del collettivo guidato da Steve Hansen.

Le origini del mito risalgono al 1991, in una fattoria di Rahotu sulla costa occidentale della North Island. Nativo della patria del rugby e figlio d’arte, la strada di Beauden e dei suoi fratelli era già segnata, persino al tempo delle corse a piedi nudi per il cortile di casa. Eppure che fosse un predestinato pochi lo avrebbero predetto all’epoca. Lo sport, si sa, è prodigo di simili e mirabili racconti. Una storia pazzesca, quella di Barrett, proprio come il suo 2016, anno in cui ha elevato notevolmente il suo gioco caricandosi in spalla gli Hurricanes e gli All Blacks, trascinando i primi al titolo del Super Rugby e i secondi ad una serie stratosferica di successi, tra Rugby Championship e test match, salvo quella macchietta in un percorso altrimenti immacolato che è stata la disfatta a Chicago contro l’Irlanda, lo scorso 5 novembre, che ha riportato i campioni del mondo sulla terra, anche solo per un giorno. Per lui si era ventilata anche una convocazione ai Giochi Olimpici estivi, e chissà se l’esito del torneo di rugby seven a Rio non sarebbe stato diverso, qualora avesse accettato la proposta.

Come prova e risultato del suo crescente valore, Barrett ha giocato di gran lunga più di qualunque altro All Black dal gennaio dell’anno precedente ad oggi. 2695 minuti equivalgono a 45 ore, l‘11,6 % in più rispetto al connazionale Malakai Fekitoa, secondo in graduatoria, forte dei suoi 2414 minuti spesi tra Highlanders e All Blacks. Un progressivo trend di crescita del carico di lavoro, dunque, considerando che nel 2015 i minuti trascorsi da Barrett in Super Rugby erano 932 e quelli con indosso la maglia nera decisamente meno, con Dan Carter imperante e con Aaron Cruden a lui spesso preferito.

La stagione 2017 degli Hurricanes si è aperta nel migliore dei modi, o quasi: un solo ko in sette gare proietta la franchigia di Wellington al quarto posto nella classifica generale del torneo, ma non scommettete contro i campioni in carica, poiché il loro momentum, dopo essersi ibernato nei mesi di pausa, ha ripreso l’impeto che lo contraddistingueva nella scorsa edizione. Barrett, ovviamente, è stato protagonista assoluto in ogni partita, collezionando complessivamente tre mete ed un numero incommensurabilmente superiore di giocate di qualità.

Il tassametro dei minuti in campo corre ed è destinato ad impazzire in estate quando comincerà il tour dei Lions e i playoff di Super Rugby. Dato per assodato una gestione più accorta dei suoi registi da parte di Steve Hansen, Beauden Barrett sarà comunque chiamato a recitare la parte principale dello spettacolo. Il tempo e il proverbiale senno di poi ci diranno se crollerà sotto il peso della stanchezza o se invece convertirà la fatica accumulata in catalizzatore positivo del suo valore rugbistico.

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