Rugby, All Blacks: un brand da 161,7 milioni di dollari

Pubblicato il autore: Simone Del Latte

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Da molti anni a questa parte il rugby in Nuova Zelanda non è più soltanto un sport, è diventato un business. Stando alle cifre riferite dall’ultimo rapporto annuale delle Federazioni Neozelandese, Australiana e Sudafricana (dicembre 2016), il rugby nella terra dei Maori si trova in una salda posizione finanziaria, ma il futuro non è esente da cambiamenti. Il settore giovanile è minacciato dalle lusinghe degli opulenti club in Inghilterra e in Francia, mentre la situazione australiana e sudafricana non è così prospera. In anni a venire, infatti, il rugby neozelandese necessiterà, quasi paradossalmente, che le due Federazioni rivali siano altrettanto forti, sia dal punto di vista finanziario che da quello sportivo, al fine di incrementare i ricavi provenienti dagli sponsor, dalla vendita dei biglietti delle partite e dalle emittenti televisive.

La seguente tabella illustra il rendimento finanziario delle tre predette Federazioni di rugby nel 2016:

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Ci sono almeno due punti importanti da sottolineare. Il primo è che NZR ha registrato un fatturato complessivo di 161,7 milioni di dollari neozelandesi nell’ultimo anno, rispetto ai 139,7 di ARU e ai 134,6 di SA Rugby. I diritti di trasmissioni ricoprono la più grande voce di rendita, in seguito alla stipula degli accordi con gli operatori televisivi addivenuta per il quinquennio 2016-2020. L’anno di grazia 2016 è stato il primo inaugurato alla luce di questo nuovo contratto, con un aumento del 95 % del fatturato broadcasting per NZR (da 37,5 a 73,1 milioni di dollari nel 2015). Nel medesimo lasso di tempo, le entrate provenienti dalle emittenti televisive sono salite del 94 % per SA Rugby e addirittura del 239 % per ARU, la quale, nonostante sia riuscita a negoziare un contratto TV più premiante, rimane ancora la cugina povera del Rugby League e dell’Aussie Rules.

Il secondo elemento chiave è la sponsorizzazione, con NZR chiaramente avanti in questo settore. “All Blacks”, infatti, è indubbiamente un brand inimitabile, irripetibile e incomparabile, capace di calamitare 55 milioni di dollari dalla sponsorizzazione lo scorso anno, soprattutto da parte di Adidas, AIG e Sky Sport (i suoi principali finanziatori). Numeri chiaramente insignificanti in confronto con le principali società calcistiche, ma che riflettono comunque la posizione egemone di una Federazione su altre.

Il rugby sudafricano sta attraversando un momento difficile e non v’è alcuna garanzia che si riprenderà presto. Gli Springboks hanno vinto solo quattro dei dodici test match disputati nel 2016 e, come dichiara il presidente della Federazione Mark Alexander, “la partenza dei giocatori sudafricani all’estero è aumentata di pari passo con l’indebolimento del nostro brand.” Dal canto suo, invece, la Federazione australiana è costantemente in prima pagina, in particolare per quanto riguarda questioni di governance e di gestione, ed è stata aspramente criticata di non riuscire a decidere quale delle cinque franchigie del Super Rugby debba essere tagliata. Come se non bastasse, al di là delle smentite, il rugby a 15 in Australia sta progressivamente perdendo consensi nelle scuole, a vantaggio del Rugby League e dell’Aussie Rules, sport che registrano costantemente nuovi proseliti tra i ragazzi isolani.

Ad oggi lo sport nazionale della Nuova Zelanda gode ancora di buona salute, ma nel lungo periodo i problemi di bilancio in Australia e in Sudafrica saranno una delle principali preoccupazioni per i vertici Kiwis. La forza degli All Blacks, infatti, dipende, molto più di quello che si possa ritenere, dagli incroci in Super Rugby tra franchigie neozelandesi, australiane e sudafricane, palcoscenici importanti per tutti coloro che sognano di infilarsi per la prima volta la maglia nera con la felce e anche per quanti la indossano già, ma non sono disposti a cederla.

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