Aldo Montano sicuro di sé a Rio: “Posso vincere ancora”

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Aldo Montano
Aldo Montano è uno dei più grandi schermidori della storia, nonché uno dei nostri pilastri e atleti più ‘vecchi’ della Nazionale Italiana. Ben pochi, però, conoscono a fondo le vicende della sua famiglia di cui è il naturale prodotto. Il padre e anche il nonno, infatti, erano schermidori di livello assoluto; di livello Olimpico.

Aldo Montano a tutto tondo

La passione per la scherma, uno sport così nobile ma, allo stesso tempo, per pochi, gli deriva dal nonno, un’abile atleta che toccato il suo apice nel dopoguerra. Racconta, infatti, Aldo Montano:
Vivevamo vicini, due porte sullo stesso pianerottolo. Mi dava lezioni in corridoio, si metteva il cuscino sotto la felpa e io prendevo la sciabola in mano. Tutte le sere dopo cena andavo dai nonni. Nonna era disperata, ogni volta facevamo cadere qualcosa, un quadro, un vaso. Nonno intanto mi raccontava.” (La Gazzetta dello Sport)
Poi, sempre parlando del nonno, prosegue:
Ho imparato la storia dalle sue parole. Mi diceva dell’Olimpiade di Berlino, del trionfo al ritorno in patria. Della vergogna nel 1948, quando l’Italia ci arrivava da Paese sconfitto. C’era il dispiacere delle due Olimpiadi spazzate via dalla guerra, ma lui è rimasto aggrappato a quel sogno ed era ancora arrabbiato per non essere stato selezionato nel 1952. Si sentiva in formissima, a 42 anni.”  (La Gazzetta dello Sport)
Non solo, però. La passione della scherma è passata dal nonno al padre, anche se il rapporto non è stato sempre idilliaco, anzi:
Papà è stato più vittima della passione del nonno. Che con me era simpatico e tenero, con il figlio invece era tremendo. A Livorno ancora si ricordano di quei due vestiti di bianco che correvano in via Roma e nei dintorni del Fides. Uno era mio padre che scappava, l’altro il nonno che lo rincorreva per fargli la lezione. E che rimaneva indietro, perché era già un po’ sovrappeso, come succede a tutti i Montano dopo una certa età… A Monaco vinse la medaglia a squadre la sera prima dell’attentato. Ha raccontato della sveglia con l’orrore, alle 7 del giorno dopo. Dovettero fuggire, la palazzina dell’Italia era vicina a quella di Israele. Mi ha detto che svanì completamente lo spirito olimpico. Che l’ambiente del villaggio olimpico, dove fino a quel momento potevi entrare presentando la tessera dei bagni, tanto non c’erano controlli, cambiò per sempre. Nel 1976 cominciò l’epoca dei pass e contropass e il boicottaggio del 1980 fece il resto.” (La Gazzetta dello Sport)

Aldo Montano e il successo ad Atene

Sembra ieri ma dalle Olimpiadi di Atene sono passati la bellezza di dodici anni. Tutta la fama e la popolarità di Aldo Montano si devono proprio a quell’edizione fortunata che lo consacrò come il massimo esponente della scherma italiana. Talento allo stato puro. Adesso, però, le cose sono cambiate. Il livornese non è più il favorito numero uno, come è chiaro, ma partecipando senza pressioni, chi lo sa, potrebbe arrivare la sorpresa più bella:
Nelle tre edizioni che ho già disputato ho capito che devi cercare di essere sereno, che a vincere è chi è più tranquillo, che pensa ‘chi se ne importa’. Gli strafavoriti salgono in pedana con difficoltà. Il jolly è quello: divertimento, piacere, la leggerezza di competere nella gara più importante che ci sia.” (La Gazzetta dello Sport)

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