Sci, 18-19 marzo 1995: Tomba fa sua la sfera di cristallo e Bormio diventa Woodstock

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Dicembre 1994. La filastrocca ad Alberto Tomba la ripetono tutti. E’una cantilena molesta: amici, tifosi, giornalisti, compagni di squadra. Anche le fidanzate o semplici “frequentanti”, che cambia alla stessa velocità dei calzini di lana. “Ma questa coppa del mondo?”. Già, la coppa. Quella sfera di cristallo è una dannazione: nell’88 l’ha ceduta di un soffio a Zurbiggen, nel ’91 se l’è fatta sfilare da Girardelli, nel ’92, in una stagione da extraterrestre delle nevi, sbuca fuori il carneade svizzero Paul Accola e se la porta a casa lui. A 28 anni, il ragazzotto emiliano è di gran lunga lo sciatore più famoso del mondo: le sue discese al fulmicotone, i suoi quadricipiti imbottiti di tritolo e soprattutto l’incetta vorace di medaglie olimpiche lo hanno consegnato al gotha degli sport invernali. Marc Girardelli, Pirmin Zurbriggen e Kjetil Andrè Aamodt vincono quanto e più di lui, ma nessuno è venerato quanto “La Bomba”. In Canada e negli Usa viene trattato come una rockstar. In Giappone i tifosi si sfidano a colpi di arti marziali per un suo autografo. Austriaci e svizzeri, veri ‘dominus’ dello sci alpino, pregano che anche in qualche loro baita nasca uno così.

Perché? Facile. Il ragazzotto di San Lazzaro di Savena (Bologna), a differenza dei suoi colleghi valligiani, ama i bagni di folla, dialoga col pubblico, scende sempre a tutta e quando vince imbastisce show da circo equestre. E’ sulle copertine dei rotocalchi un giorno sì e l’altro pure, e se c’è da far polemica su una tracciatura o su una decisione della giuria, si erge sempre a capobranco. Le sue interviste fanno sempre notizia. In Italia nessuno ha mai fermato il festival di Sanremo. Papi, primi ministri, grandi eventi: nessuno. Lui sì. L’Italia intera si era fermata nel febbraio del 1988 quando si mise al collo due medaglie d’oro ai giochi canadesi di Calgary.

Ora però siamo nel 1994, e l’Alberto nazionale lo sa: per la “boccia” di cristallo è l’ultima chiamata. Conquistarla primeggiando solo in gigante e slalom è impresa improba: equivale a vincere uno scudetto nel calcio giocando sempre in 10, visto che Girardelli, Aamodt e Mader gareggiano anche in discesa e SuperG. Però si può fare, anche se il suo obiettivo stagionale sono i mondiali in Sierra Nevada. Pronti via, e in slalom Alberto tramortisce tutti: il 4 dicembre domina a Tignes, e otto giorni dopo si ripete al Sestriere. In Val d’Isère litiga in modo balzano con lo staff azzurro: odia la pista transalpina, e dopo un 8° posto nella prima manche del gigante fa i bagagli e se ne va. “Vincerò tutte le gare prima di Natale” – dice a Thoeni liquidandolo. Detto, fatto: tra il 20 e il 22 dicembre si mangia i due slalom di Lech (il secondo con un macroscopico errore nella seconda manche: la sua gara più bella di sempre a detta degli esperti), poi sulla Gran Risa in Alta Badia (la “sua” pista per antonomasia) mette tutti in fila in gigante. Intanto niente mondiali: in Spagna c’è poca neve, si rimanda al 1996. Ora Albertone ci crede. A gennaio vince 4 slalom in fila: Kranjska Gora, Garmisch, Kitzbuhel e Wengen. I suoi duelli con Jure Kosir, ghepardo sloveno dotato di una grazia mai vista tra i pali stretti, hanno del cavalleresco. Il 4 febbraio Tomba caccia un urlo a mille decibel che risuona per le Alpi bernesi: vince anche il gigante di Adelboden, il più prestigioso del circo bianco, che negli anni precedenti lo ha sempre respinto. Dieci successi: impressionante. Si arriva al week-end del 18-19 marzo a Bormio: l’esodo di tifosi verso la Valtellina è oceanico. Da Sondrio a Livigno non si trova un sottoscala dove albergare, in baite e balere varie si fanno code di tre ore per pizzoccheri e una bicchiere di Sfursat, il centro di Bormio sembra Rio de Janeiro durante il Carnevale. Albertone (nella foto con Vreni Schneider) domina il gigante il 18 marzo, e si concede lo show in body da atletica (canotta e pantalone corto) il giorno seguente nello slalom. Quando gli danno la coppa la lancia verso il suo staff: il preparatore atletico Giorgio D’Urbano la afferra per un niente. Scatta la festa: birre, grappe, bombardini scorrono a ritmi forsennati, in bar e locali si balla ovunque con casse a volumi marziani e le hit dance dell’epoca (Ace of Base, Haddaway, Green Day: c’è di tutto) che si incastrano l’un l’altra in una baraonda esaltante.

Il tutto per festeggiare una coppa del mondo di sci: è superfluo dire dopo venti anni che un week-end del genere il circo bianco lo ha vissuto solo in quell’occasione, e che solo con un atleta poteva scatenare tutto ciò: Alberto Tomba da Castel de’ Britti.

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