Sci alpino: Davide Simoncelli dice basta. “Rimpianti? No. Certo una medaglia mondiale..”

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

sci alpino simoncelli

Lascia, il veteranissimo dell’Italsci. Lo fa sorridendo, come di consueto, e senza sventolio di fazzoletti bianchi. Con un secondo posto ai campionati italiani di Sella Nevea dietro a Florian Eisath. Nel team azzurro più anziano di lui c’è solamente Patrick Thaler (classe 1978), ma da almeno un quinquennio è Davide Simoncelli (foto) la chioccia dell’Italia dello sci. Il quale dice basta. All’attivo ha 131 pettorali di coppa del mondo: “Lascio senza rimpianti – specifica- ma è giunto il momento di farsi da parte”. Non ne parla, ma “quel farsi da parte” è più una costrizione che una scelta autonoma: il trentino, per poter continuare a sciare ad alti livelli ha tanti, sicuramente troppi, problemi di salute da risolvere. A 36 anni, quindi, la decisione è comprensibile. La sua cavalcata di tre lustri nel circo bianco parte in una gelida notte del 1999 a Madonna di Campiglio, in uno slalom speciale, specialità che però abbandona presto: il suo pane sono le porte larghe. Ed una pista in particolare: la Gran Risa in Alta Badia, uno dei palcoscenici più selettivi se si parla di gigante. Lì arriva il primo podio, nel 2002, e l’anno dopo la prima vittoria in coppa del mondo. La seconda la coglie due anni dopo in Corea, a Yong Pyong, ma il risultato che lui stesso sente come il più grande è il 3° posto a Beaver Creek nel 2012 a soli 5 mesi dal rovinoso incidente in allenamento a Les Deux Alpes dove rischiò la carriera.

Tre olimpiadi disputate (Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014), ben 7 mondiali (miglior piazzamento un 6° posto a Schaldming 2013) e un totale di 8 podi in coppa del mondo. “Certo, brucia non aver mai avvicinato una medaglia nei grandi appuntamenti, ma non si può sempre avere tutto”. Fidanzato da anni con la sua “collega” Irene Curtoni, anch’essa fior di gigantista, non rivela nulla sul suo futuro. Per molti, potrebbe diventare un grande tecnico. “E’ presto per dirlo” – dice lui. Siamo sicuri?

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