Biathlon, il mondo si inchina a Ole Einar Bjørndalen

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

Bjørndalen  BIATHLON – Il Re ha parlato. Non solo, il Re ha vinto. Se vi stavate chiedendo il perché di questo soprannome adesso vi sarà tutto più chiaro: Ole Einar Bjørndalen, il Re appunto, ha vinto la prima gara individuale della Coppa del mondo di Biathlon. Il norvegese entra nella storia di questo sport grazie alla prova fornita ai mondiali di Östersund, in Svezia, dominando la 20 chilometri in 50 minuti e 14 secondi. E poi al poligono, è stato praticamente perfetto. I suoi 41 anni si sono fatti sentire sì, ma solo in positivo. Tanta l’esperienza che Bjørndalen ha messo sul manto bianco, dove la parte più difficile è come sempre prendere il giusto respiro. E il norvegese ha vinto per la calma olimpionica mostrata proprio nell’unico momento di difficoltà, nell’ultima serie di tiro in piedi, tra il terzo e il quarto bersaglio. Per il resto la sua gara è stata letteralmente perfetta, sia sugli sci che al poligono.

Il Re non fa altro che aumentare le pagine già scritte nel favoloso romanzo di questo sport. Bjørndalen era già di gran lunga l’atleta più vincente di questa disciplina. Con quella ottenuta a Östersund il norvegese ha messo nel suo palmares la 95esima vittoria in coppa del mondo, l’ottava individuale. Numeri pazzeschi che non fanno altro che confermare la grandezza di un atleta che prende in giro la sua età. Già a febbraio 2014, nei Giochi Olimpici invernali di Sochi, era diventato l’atleta più medagliato della storia dei Giochi invernali, togliendo lo scettro proprio al suo connazionale Bjørn Dæhlie.

Ma non finisce qui. La gara vinta a Östersund ha segnato per il norvegese un altro record molto importante. Il Re ha infatti eguagliato un trittico di tutto rispetto nelle vittorie ottenute nei 20 km come Peter Angerer, Martin Fourcade ed Emil Hegle Svendsen. E pensare che nella scorsa estate la sua forma fisica aveva subito un brusco rallentamento a causa di un’infezione virale che lo aveva costretto a sospendere per lungo tempo gli allenamenti. Ma chi pensava che bastasse un virus a fermare la voglia di vincere di Bjørndalen si è sbagliato di brutto. Il ragazzotto che a fine gennaio compirà 42 primavere, sembra essere tornato più forte di prima, se possibile. Meglio, più consapevole. A vincere non è solo la sua tecnica, impeccabile e bella da vedere sugli sci, o la sua mira da cecchino infallibile. A vincere è prima di tutto la sua attitudine, il suo lavoro mentale, la sua concentrazione. Sapere di essere il migliore a volte può essere un’arma a doppio taglio. Per il Re invece questo è stato sempre il punto di forza.

E poi ci sono gli altri. Già, a parlare di questo fenomeno quasi quasi ci si dimentica degli altri. Il podio a Östersund è stato completato dal tedesco Simon Schempp, reo di aver sbagliato al terzo poligono, e dal russo Alexey Volkov, perfetto al tiro ma carente sugli sci. Per trovare il primo italiano bisogna scendere al 34esimo posto, con Dominik Windisch. L’azzurro ha fallito 4 bersagli nelle due serie di tiro in piedi.

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