Pellegrino nella storia dello sport italiano

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

Federico Pellegrino ha scritto un’importante pagina di storia sportiva italiana. Lo sciatore delle Fiamme Gialle, vincendo la Coppa del mondo di sprint nel fondo, è difatti il primo atleta non scandinavo a portarsi a casa questo ambito trofeo. Prima di lui, dal 1997 a oggi, solo norvegesi e svedesi a smezzarsi le prime posizioni: il primo a vincere la coppa di specialità fu Bjørn Dæhlie, il più forte fondista di sempre.

L’egemonia norvegese fu rotta nel 2003 con Thobias Friedriksson, primo in classifica davanti a Tor-Arne Hetland, terzo il finlandese Lauri Pyykönen (famoso per una vittoria a Cogne nel 2002 in Coppa del Mondo). Sempre loro, solo loro. Norvegia e Svezia, Svezia e Norvegia a contendersi i primati e le medaglie nel fondo. Nazioni create per dominare questo sport, predisposte quasi geneticamente a spingere due minuti sci su e giù per i tracciati. È impossibile competere con chi per trecento giorni all’anno dispone della neve (perenne) e di strutture all’avanguardia per la preparazione fisica e atletica.

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Gli italiani hanno sempre fatto un’ottima figura nel fondo, peccato concorrere sempre con quei marziani rossoblù che ti lasciano le briciole. Cristian Zorzi, Renato Pasini, Fulvio Valbusa, Silvio Fauner sono i migliori prodotti delle nostre istituzioni della neve ma che non sono mai andati oltre il secondo posto generale nello sprint. Pietro Piller Cottrer nel 2009 addirittura vinse la Coppa del Mondo di distanza, in buon compagnia con lo svizzero Dario Cologna (generale) e il norvegese Vigen Hattestad (sprint).

Erano anni che il fondo attendeva un italiano vincente, essendo l’Italia il (sud)europeo che più di tutte ha le chance di rompere l’egemonia scandinava. Le speranze, già dal 2015, si sono riposte tutte in Federico Pellegrino, ragazzo aostano di Nus che corre per le Fiamme Gialle. Lo scorso anno arrivò terzo nella classifica sprint di fondo vincendo due gare, la prima a Davos in Svizzera, la seconda a Rybinsk in Russia staccando i due padroni di casa Ustjugov e Parfenov.

Pellegrino ha talento ed è dotato anche dell’istinto killer per vincere le singole gare: una sola può essere un caso fortuito, due invece sono equivalgono a un attestato di fiducia. Il movimento può poggiare su Pellegrino? Con la vittoria di questa splendida Coppa del mondo di sprint la risposta non può che essere positiva. Le vittorie del 2016 sono quattro (Davos, Dobbiaco, Lenzerheide e Planica), il doppio del precedente anno ma è la crescita e la voglia di vincere di Pellegrino a impressionare.

Non mi accontento, devo ancora conquistare due trofei importanti per la mia carriera: il Mondiale e i Giochi olimpici invernali”. Nemmeno il tempo di godersi la vittoria che già Pellegrino pensa all’immediato futuro. Quebec City diventa teatro di una gara bizzarra per Federico, aveva bisogno di solo nove punti, voleva chiudere in bellezza con il quinto centro stagione, però non è andata come voleva. L’americano Newell l’ha fatto cadere – involontariamente – durante una discesa e lì, per Pellegrino, si sono infrante le speranze del trionfo perfetto.

Pellegrino ha scritto una pagina importante di sport italiano, merita le migliori lodi e i migliori auguri affinché il futuro sia meno scandinavo possibile.

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