Sci, gigante di St.Moritz: vince Fanara, Max Blardone dice addio dopo 16 anni

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Suona la marsigliese oggi a St. Moritz nell’ultimo slalom gigante della coppa del mondo di sci alpino 2016. A trionfare nel Canton Grigioni è Thomas Fanara, che coglie il suo primo successo in carriera a 34 anni dopo averla accarezzata in più di un’occasione (10 podi alle spalle per lui, uno dei tanti eterni secondi della storia degli sport invernali). Il veterano di Praz sur Arly beffa per due soli centesimi la punta di diamante della sua squadra, quell’Alexis Pinturault capace di vincere ben quattro gare quest’anno tra le porte larghe. Sul terzo gradino del podio Mathieu Faivre, il golden boy dello sci transalpino consacratosi definitivamente quest’anno. Per l’Italia a salvare la baracca ci pensa ancora Florian Eisath: un errore nella seconda discesa gli preclude le chance di podio, ma al’altoatesino termina una buonissima stagione con un egregio 7° posto. In gigante, specialità dove tra gli uomini la nazionale italiana sta soffrendo un po’ troppo, il migliore a tutt’oggi è proprio lui che nell’estate 2014 era praticamente fuori squadra. Fanno invece praticamente passerella i due grandi dominus della stagione: Marcel Hirscher chiude 5° a oltre nove decimi, mentre Henrik Kristoffersen finisce addirittura decimo con ritardo abissale. La coppa di specialità era comunque già ampiamente in bacheca dell’austriaco, che proprio in slalom gigante ha costruito l’ossatura del suo quinto trionfo in fila nella classifica generale. Domani dopo lo slalom finale alzerà la boccia di cristallo grande, raggiungendo Marc Girardelli: va ricordato che Hirscher ha soltanto 27 anni, e nelle stagioni a venire avrà la possibilità di polverizzare tanti altri record.

L’Italia dice addio a un campione: Max Blardone appende gli scarponi al chiodo. Con un dignitoso 15° posto, chiude la sua chilometrica carriera uno dei più grandi gigantisti del terzo millennio. Massimiliano Blardone (foto), piemontese di Pallanzeno, al termine della sua sedicesima stagione in coppa del mondo getta la spugna: lo fa con 7 vittorie all’attivo (la prima ad Adelboden nel gennaio 2015, l’ultima sempre in Svizzera a Crans Montana nel 2012) e la bellezza di 25 podi complessivi. Lascia il circo bianco con il rammarico di non essere riuscito ad agguantare né medaglie olimpiche né mondiali, ma il suo vissuto nello sci resta di prima grandezza. “Ancora non mi rendo conto che il momento è arrivato – ha sottolineato Max dopo la sua ultima fatica – ma anche le cose più belle come è noto finiscono. Il dispiacere c’è, ma il mio fisico ormai mi dice che è la scelta giusta. Sono felice di aver chiuso al top, e il podio di febbraio a in Giappone a Naeba è stato un bellissimo regalo di commiato. E’ stato uno dei risultati più incredibili del mio percorso, per questo ho voluto intermante dedicarlo alla mia famiglia. Dallo sci ho avuto tantissimo: ho lottato contro campioni come Von Gruenigen, Raich, Svindal, Hirscher, Ligety, e spesso sono riuscito a dire la mia. Ho commesso diversi errori in questi anni, anche per via di un carattere con molti spigoli che sono riuscito a limare soltanto in “vecchiaia”, però non ho nulla da rimproverarmi. Adesso è giunto il momento di godermi mia mogli Simona e i miei figli Alessandro e Ginevra, poi per il futuro vedremo”.

Roda, presidente Fisi, lo saluta. “Bisogna dire grazie a Max per quello che ha saputo dare: arrivò in punta di piedi in anni difficili per lo sci azzurro, fresco orfano di Alberto Tomba. E lavorando duro è riuscito a raggiungere prestigiosi traguardi. Gli auguro il futuro migliore possibile, e spero vivamente che possa rimanere in questo mondo perché con la sua esperienza potrà dare tanto ai giovani che si affacciano al contesto dello sci, a tutti i livelli”.

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