Sci alpino, Razzoli: rampe della risalita meno dure. Piccoli assaggi di neve

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

sci alpino
Chissà se l’avrà smaltita del tutto quella rabbia di gennaio Giuliano Razzoli. Lo slalomista emiliano di Villa Minozzo, punta affilata dello sci alpino italiano da quando ai Giochi di Vancouver di sei anni fa sbaragliò la concorrenza tra i rapid gates, non fu tenero all’indomani del “crac” del suo ginocchio sinistro in quel di Kitzbuhel. “Chi traccia fa il fenomeno” – disse in un’intervista al vetriolo con la gamba ancora anestetizzata per l’intervento. Di mesi da quel week end sventurato (infortuni a frotte) in terra austriaca ne sono passati sei, e di tempo per sbollire il “Razzo” ne ha avuto tanto. Così, è giunto il momento di premere il tasto “reset”: la parte più pendente della risalita è terminata, e si può tornare a infilare gli scarponi e ad agganciare gli sci, che in fondo è la cosa che più manca ad un atleta delle nevi durante una pausa forzata per infortunio. La “Chiesa” per il nuovo battesimo è Zermatt, la località elvetica dove ieri è iniziato il primo raduno degli slalomgigantisti azzurri. Per carità, si tratta di un assaggio: Razzoli deve ancora mangiare tanto pane e fisioterapia, quindi bisogna andarci con i piedi di piombo sulle nevi estive. Per rivedere però il sorriso dei tempi migliori basta e avanza: dalle piccole buone sensazioni si gettano le basi per le grandi rinascite.

Primo giorno di scuola, dicevamo. E nuovo maestro: dietro la scrivania per le discipline tecniche è arrivato Steve Locher, 49enne che negli  anni ’90 se la giocava spesso e volentieri con Alberto Tomba in slalom gigante. Le sue parole sono state subito lusinghiere verso la pattuglia azzurra. “I ragazzi sono tutti professionisti – è stato il primo commento del nuovo timoniere – e sanno perfettamente come comportarsi in queste occasioni. Voglio imparare al più presto a conoscerli, la nostra sarà una bella sfida“. Già, lo sarà. Perché tanti ragazzi del gruppo sono giunti all’ora “X”: i mondiali del prossimo febbraio a St.Moritz e i Giochi Olimpici in Corea del Sud del febbraio 2018 rappresentano per parecchi azzurri la grande chance della loro vita di atleti. Quindi si lavorerà sodo per arrivare puntuali all’appuntamento. E’ il caso, appunto, di Razzoli, a anche del suo “gemello” tra le porte strette Stefano Gross: il talento trentino, ormai trentenne, è chiamato a quei “guizzi” solo sfiorati nell’inverno passato. Il trentino è da tre stagioni tra i migliori 4-5 slalomisti al mondo, ma la distanza dai due fuoriclasse di specialità, l’austriaco Marcel Hirscher e soprattutto il giovane norvegese Henrik Kristoffersen,  è ancora ampia. C’è da ridurla per puntare in grande. Il compito più complicato però per il tecnico Locher sarà quello di togliere musi, paure e atmosfere depresse tra i gigantisti. C’è un talento puro come Roberto Nani da recuperare “in toto”: troppo brutta la sua ultima invernata per essere vera. C’è poi da lanciare Luca De Aliprandini dalle parti del podio: il 25enne di Cles alterna manche da novello Hirscher ad altre da sciatore della domenica. Se si troverà una quadra, può diventare un cliente difficile per tutti. Gli esperti Florian Eisath e Manfred Moelgg sono chiamati agli ultimi squilli di tromba, mentre Riccardo Tonetti ed Andrea Ballerin dovranno cercare di avvicinare il più possibile il primo gruppo di merito per poter gareggiare con pettorali più decenti.

  •   
  •  
  •  
  •