Coppa del mondo di sci: le pagelle del week-end a Soelden

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

coppa del mondo di sci
Tanto vituperato in passato e mai troppo amato dagli atleti, il ghiacciaio Rettenbach si conferma invece test severo per la coppa del mondo di sci alpino. Se la pista di Soelden non permette chissà quali licenze poetiche ai tracciatori, per domarla bisogna dimostrare di essere ogni anno di più gigantisti completi e con gamba pimpante. Alla faccia di chi, da ormai un ventennio, lo ritiene un tracciato di serie B rispetto ai “templi” delle porte larghe come Alta Badia, Adelboden o Kranjska Gora. Insomma, lo spettacolo non è mancato, nonostante una Lara Gut (foto) tre spanne sopra tutte le altre nell’overture femminile e un Alexis Pinturault leggiadro e brillante in quella maschile (mai così arrembante il francese nella prova d’esordio). Ma tant’è: l’inverno è lungo, e quello sul ghiacciaio asburgico è solo lo sfizioso antipasto di una stagione che si preannuncia avvincente e prodiga anche di qualche sorpresa. Ora si torna in fase stand-by: tra venti giorni i riflettori verranno ripuntati sulla coppa del mondo di sci per gli slalom di Levi, neve permettendo (in Scandinavia ogni anno sono dolori col meteo). Intanto, ecco le pagelle di questo primo assaggio di circo bianco.

Lara Gut: 10. La 25enne di Sorengo ha mandato un’emoticon ringhiante a tutte le avversarie: di coppa ne vuole un’altra. Mai così sicura di sé tra le porte larghe, ha gettato una spessa colata di bitume su tutte: quasi un secondo e mezzo alla Shiffrin, quasi due alla nostra Marta Bassino. Roba da Miky Von Gruenigen negli anni ’90. Se inizia a fare incetta di punti pure in gigante sarà difficile strappare la coppa a una donna-jet come lei che raggranella stabilmente punti in tre specialità. E’ il centro n°19 in carriera: la svizzera c’è, e ai mondiali di febbraio giocherà in casa. Maestosa.

 Alexis Pinturault: 9. Il discorso sul talento più cristallino dello sci francese è semplice: in gigante vale sua maestà Hirscher già dall’anno scorso. A Soelden si è presentato spavaldo e le ha suonate all’austriaco, candidandosi ad essere l’uomo che ne spezzerà la tirannia. Detto ciò, per ambire alla boccia più grande bisogna primeggiare almeno in due “arti”: come sta messo il transalpino in slalom? A Levi sapremo. Sereno.

Mikaela Shiffrin: 9. Che la 21enne americana fosse l’anti-Gut nel circo rosa lo sapevamo già, visto il ko della tedesca Rebensburg e una Vonn sintonizzata più sulle singole prove che sulla classifica (peraltro assente sul Rettenbach). In slalom farà terra bruciata ma il 2° posto di sabato, seppur a una vita dall’elvetica, è pesantissimo. Se dovesse iniziare a piazzarsi sul podio anche in gigante, alla Gut servirà il turbo nelle prove veloci. Sorniona.

Marta Bassino: 8,5. Primo podio in carriera a 20 anni: tecnicamente questo scricciolo piemontese è tanta roba. Un gioiellino che non deve aver fretta di brillare: l’obiettivo intanto è entrare nei primi sette pettorali. E magari allargare la faccenda a qualche altra specialità. Ammaliante.

Marcel Hirscher: 8. Il tiranno voleva vincere davanti alla sua gente e quando arriva secondo va via sempre contrito. Buttarlo giù dal podio però è sempre un’impresa nelle prove tecniche: per la “coppona” era e resta il superfavorito. Tosto.

Ted Ligety: 7,5. Il più grande artista (con Hirscher) delle porte larghe del terzo millennio è tornato: il golgota dello scorso inverno è alle spalle. Quinta piazza e cenni delle “carvate” che sono la sua specialità della casa: già a Beaver Creek sarà cliente scorbutico. Revenant.

Felix Neureuther: 7. Di lui non si parla mai, però è lì. In gigante è sempre andato a folate, ma la gamba è dinamica e il podio ritrovato lo dimostra. Guardingo.

Sofia Goggia: 6,5. La bergamasca è adrenalina pura: sugli sci può far tutto, e il 5° posto le dà una bella siringata di fiducia. L’impressione è che se dovesse trovare il podio può diventare il “big bang” del circo rosa.  Ringalluzzita.

Federica Brignone: 5,5. E’ partita sulle uova rispetto a dodici mesi fa. Tutti si aspettavano di più, lei per prima: nella trasferta Usa aspettiatevi una furia. Cauta.

Henrik Kristoffersen: 5. Il golden boy vichingo si è presentato a Solden smagrito e spompato: la classe (che può vendere a chili) a volte non basta. Fiacco.

Squadra azzurra maschile: 4. Diciamocelo: il 10° posto di De Aliprandini (che scia benone, oltretutto) è un’aspirina che non cura per niente i malanni tecnici di un gruppo in stato catatonico. Nani pare smarrito, Eisath ha pasticciato l’inverosimile, gli altri sono finiti o fuori o a distanze sesquipedali da Pinturault nella prima manche. L’è dura così. Mesti.

 

 

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