Lo sci alpino ricorda una spaccata volante a 140km/h: tributo a Kristian Ghedina

Pubblicato il autore: marianna piacente
Kitzbühel 2004

Kitzbühel 2004

«C’est magnifique, c’est magnifique!» urlava al microfono il telecronista durante quella discesa libera del 24 gennaio 2004. Sulla Streif di Kitzbühel, Kristian Ghedina diede al pubblico uno spettacolo irripetibile, uno spettacolo che andava a 140km orari: durante l’ultimo salto della discesa, lo sciatore italiano d’origine veneta alzò le gambe al cielo in una spaccata che è impressa nella storia dello sci alpino. Si piazzò alla posizione n.6, primo italiano nella classifica d’arrivo.
Ghedina ha portato in alto il nome dell’Italia all’interno del circo bianco degli anni ’90 e dei primi anni del 2000: figlio della prima maestra di sci di Cortina D’Ampezzo, sale per la prima volta sul podio di Coppa del Mondo nel 1989, arrivando terzo nella discesa libera della Saslong, in Val Gardena. Di qui, per l’ampezzano si aprì una serie di stagioni in cui, tra qualche infortunio e qualche insuccesso, riuscì a incidere nella sua carriera importanti vittorie; ricordiamo le più importanti:
1991: ai Campionati mondiali di sci alpino di Saalbach-Hinterglemm (Austria) vinse la medaglia d’argento nella combinata;

1995: arriva terzo nella discesa libera sulla Streif di Kitzbühel (Austria);
1995: sulla Lauberhorn di Wengen (Svizzera, discesa libera più lunga della Coppa del Mondo) realizza il miglior tempo di gara;
Conclude la stagione 1994-95 piazzandosi alla posizione n.6 nella classifica generale della Coppa del Mondo.

1996: sale sul gradino più basso del podio nella discesa libera di Kvitfjell (Norvegia);
1997: arriva terzo nella discesa libera sulla Saslong in Val Gardena;
1997: sulla Lauberhorn di Wengen si piazza primo in classifica (vittoria anche nel ’95);
1997: secondo solo all’austriaco Hermann Maier, sale sul podio a Garmisch (Germania) nella discesa libera di Kandahar;
1997: secondo posto anche nella discesa libera di Vail (Stati Uniti), dove invece si piazza terzo nel superg;
Conclude la stagione 1996-97 occupando la posizione n.4 nella classifica generale della Coppa del Mondo.

1997: primo tempo di arrivo nella discesa libera di Beaver Creek (Stati Uniti);
1998: primo tempo anche nella discesa libera austriaca, sulla Streif di Kitzbühel;

– 1999: terzo posto nella discesa libera di Beaver Creek;
1999vince la prima discesa libera sulla Saslong in Val Gardena; nella seconda arriva secondo, dietro all’austriaco Andreas Schifferer;
– 2000: a pari merito con la punta di diamante austriaca nelle discipline veloci, Josef Strobl (detto Pepi), conquista il secondo posto sulla Streif di Kitzbühel;
– 2000: replica del 1997 a Garmisch, Ghedina segue Maier sul secondo gradino del podio;
– 2000: a Kvitfjell arriva secondo al freestyler statunitense Rahlves nella discesa libera, piazzandosi invece al secondo posto nel superg, davanti a Maier e Schifferer;
Quella degli anni 1999-2000 è una stagione particolarmente positiva per lo sciatore ampezzano: è 4° nella classifica generale della Coppa del Mondo.

– 2001: unico podio della stagione ma segnato nella storia dello sci italiano perché tutti e tre i gradini sono occupati dalla nazionale azzurra. Ghedina arriva secondo, dietro all’emiliano Alessandro Fattori e davanti allo sciatore/snowborder di Bolzano Roland Fischnaller;

– 2001: vince la discesa libera sulla Saslong in Val Gardena;
– 2002: terzo posto pari merito con lo svizzero Franco Cavegn nella discesa libera di Kvitfjell;
Ghedina chiude la stagione 2001/02 con un 10° posto nella classifica generale della Coppa del Mondo.

– 2004: non conquista nessun podio nella stagione 2003/04, ma è l’anno in cui l’ampezzano realizzò la spaccata voltante sulla neve dell’Austria;
2005: arriva secondo nella discesa libera francese di Chamonix;

Siamo giunti al 2006, anno in cui Kristian ritira dallo sci e intraprende una nuova disciplina, quella dell’automobilismo.
«Quel che resterà di te sarà la spaccata in volo a Kitzbühel, solo tu la potevi fare!» gli disse lo sciatore tedesco Markus Wasmeier. Aveva ragione Markus, non nascerà più nella storia dello sci italiano un altro Kristian d’Ampezzo. Grazie per averci fatto sognare!

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