Sci, i dolori della giovane Mikaela: “Non ho mai avuto un appuntamento galante”

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

mikaela
E’ stata certamente l’atleta più attesa del trittico della velocità (2 discese e 1 super-G) andato in scena nell’ultimo fine settimana a Lake Louise. E anche se le protagoniste erano altre (in primis Štuhec, Kling e Goggia, ma anche Gut), i riflettori erano tutti puntati su Mikaela Shiffrin la quale faceva il suo esordio in discesa. Per la verità la campionessa di Vail aveva già debuttato nella velocità un anno fa in supergigante proprio sulla Men’s Olympic di Lake Louise, concludendo la sua prova con un ottimo 15 posto prima di doversi fermare a seguito dell’infortunio patito ad Åre.
Mikaela aveva già annunciato di puntare alla Coppa del Mondo generale e per farlo avrebbe dovuto necessariamente perseguire la via della polivalenza. Quello che però ha sorpreso tutti è il fatto che abbia deciso di tuffarsi subito nella discesa. Una scelta alquanto azzardata a parere di molti addetti ai lavori, secondo i quali l’americana avrebbe dovuto prima trovare una certa continuità in super-G e solo allora provare a inserirsi nella disciplina regina.

Eppure la Shiffrin ha nuovamente stupito tutti concludendo le due discese canadesi rispettivamente in 18esima e 13esima posizione riuscendo così a conservare la vetta della classifica generale davanti a un’arrembante Lara Gut. La classe e il talento di “Miky” non si discutono ed è chiaro che anche nella velocità i margini di miglioramento sono ampi. Ecco perché molti vedono nella fuoriclasse americana un’autentica dominatrice in futuro: basti pensare che Lindsey Vonn aveva ottenuto il suo ventesimo successo a 24 anni, mentre la Shiffrin ci è riuscita a 21. Poi è chiaro che nello sport nulla è scontato dato che le variabili in gioco sono innumerevoli.

Ora come ora bisognerà capire come e quanto la polivalenza influirà sul rendimento del fenomeno a stelle e strisce perché gareggiare in tutte le discipline è massacrante: per informazioni rivolgersi a Tina Maze.
Chi segue da vicino il circo rosa avrà sicuramente notato che il fisico della campionessa olimpica di slalom non è più tanto esile e una certa massa muscolare inizia a intravedersi: un chiaro segnale della preparazione estiva volta verso la polivalenza. Una scelta logica e naturale per puntare al “coppone”, ma che nell’immediato futuro potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti già negli slalom di Levi e Killington non c’è stata quella supremazia a cui ci aveva abituato, e quel fisico un po’ “appesantito” le ha tolto qualcosa in termini di reattività tra i pali stretti. Magari sarà solamente un caso, ma la sensazione è che la scelta di correre anche in discesa potrebbe toglierle energie preziose nelle discipline tecniche. Mikaela e il suo staff dovranno ora valutare per bene come muoversi: va bene la polivalenza, ma senza esagerare perché la priorità rimangono lo slalom e il gigante. Con un occhio ben fisso verso i Mondiali di St. Moritz (nel cortile della Gut) dove c’è un terzo oro consecutivo tra i pali stretti da mettersi al collo.

“Non ho una vita sociale”

Da questa riflessione prende spunto l’intervista realizzata dai colleghi dell’emittente televisiva ticinese RSI alla fuoriclasse americana. Qui vi riportiamo un piccolo spezzone nei suoi passaggi più salienti.

“E’ l’inverno più difficile della mia carriera – sottolinea Mikaela a margine del lungo weekend di Lake Louise -. Sölden, Levi. Killington… Non sono mai stata così nervosa. Non sento la pressione di dover vincere a tutti i costi la Coppa del Mondo generale. Se dovesse succedere sarebbe incredibile, ma non è un qualcosa che tutti si attendono da me.” 

Eppure la pressione nelle discipline tecniche è tanta.
“Con lo slalom e il gigante mi sono già messa troppa pressione addosso. Devo smetterla e cercare di ritrovare quella spensieratezza che da un po’ mi manca. Mia madre e i miei allenatori me lo dicono sempre: se scii come in allenamento, vinci. Devo riformulare i miei obiettivi tornando a divertirmi come ho sempre fatto.” 

Nel frattempo c’è un mondo inesplorato che le si sta spalancando davanti: quello della velocità.
“Qui a Lake Louise è incredibile. Devo imparare così tanto nelle discipline veloci. Mi sento una studentessa in classe. Sto cercando di incamerare quanta più esperienza. In realtà non ho neppure il tempo di pensare alla velocità perché in ogni sezione della pista devo cercare di capire cosa fare per essere più veloce e migliore delle altre. Quando vedo il tempo al traguardo devo capire perché sono veloce in alcuni punti e più lenta in altri. Ma tutto questo è davvero eccitante e spero di vivere a lungo queste sensazioni.” 

Alla base dei suoi successi c’è ovviamente tanto lavoro.
“Sono fermamente convinta che la pratica e il lavoro siano alla base del successo. Nel mio caso allenamento significa ore e ore trascorse sulla neve. Cerco semplicemente per più tempo rispetto alle altre la curva perfetta. Il 99% del mio tempo lo trascorro pensando a come posso migliorare la mia sciata.”

Ma la strada verso il successo è tutta in salita e pregna di sacrifici.
“Non ho nessuna esperienza di vita sociale. Non ho mai avuto un appuntamento galante, non ho visto molti concerti e mi piacerebbe assistere a quello di Adele oppure uscire con qualcuno. Devo assolutamente trovare il tempo per queste cose perché sono fondamentali per trovare il giusto equilibrio.”

La Coppa del Mondo sarà un discorso a due con Lara Gut. Un duello che si protrarrà fino alle finali di Aspen e che promette spettacolo.
“Al momento io e Lara siamo le uniche ad aver scoperto le carte in chiave della classifica generale. Lei ha vinto l’anno scorso ed è ovviamente la favorita. Io sono probabilmente l’unica in grado di contenderle la sfera di cristallo.” 

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