Sci, la storia di Sofia Goggia: dalle operazioni alla tripletta

Pubblicato il autore: Doro Thea Segui

Una storia a lieto fine, quella di Sofia Goggia. La giovane sciatrice alpina, classe 1992, sa bene che non arrendersi serve a raggiungere gli obiettivi prefissati. In soli sei anni, la Goggia ha subito ben quattro operazioni. Per lei era tutto molto duro e difficile, ma la sua forza di volontà, condita alla voglia di ricominciare ogni volta, ha fatto in modo che tutto andasse per il meglio. Adesso, Sofia Goggia è una ragazza che può vantare di avere già alle sue spalle una tripletta: tre podi in tre gare differenti, in appena nove giorni. Prima di lei, soltanto la Compagnoni e la Kostner. “Non mollo nemmeno spezzata”. Questo il motto della giovane sciatrice. E c’è da crederci davvero!

In una intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, la giovane sciatrice racconta le sue sensazioni, che provengono dai tre podi. “I tre podi mi hanno accostato a due personaggi, ma io sono una persona umile e li guardo dal basso verso l’alto. Rispetto a loro, io non sono nulla”. Questa la grande umiltà di Sofia Goggia.

Parla anche dei suoi incidenti Sofia: “E’ stato un calvario, a momenti. Ho dovuto aspettare molto. Sono convinta che “Homo faber est suae quisque fortunae”. Cioè, credo che ogni uomo sia artefice del proprio destino. Io ho imparato sulla mia pelle che ciò mi è capitato, doveva succedere. Non è che me lo meritassi, ma credo fermamente che quegli incidenti siano stati necessari per poter arrivare dove sono arrivata ora”.

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Ad appena sei anni, Sofia ha scelto il nuoto. Sicuramente una scelta giusta e premiata dal tempo. Certo, i suoi genitori all’inizio non l’hanno presa bene, come riporta la stessa Sofia alla rosea. Successivamente, però, i genitori si sono arresi. “Mia mamma mi manda audio in cui sta piangendo mio papà dopo Soelden mi ha detto: visto che vai forte in gigante, non puoi lasciare le altre discipline? Mi piace che non facciano parte dell’ambiente. Le persone più vicine mi aiutano, ma da parte loro io non ho mai ricevuto alcuna pressione, di nessun genere. I miei si sono dovuti arrendere: mia madre sognava una bambina con le trecce bionde e gli occhi azzurri, io mi tagliavo i capelli e andavo a giocare con i maschi a calcetto”. 

Un “maschiaccio”, insomma. L’idolo di Sofia Goggia, tanto per rimanere in tema di sport e di sci, era Debora Compagnoni. Ma, rivela, il suo idolo più grande da bambina rimane il suo papà. Quel papà che adesso la segue e la rispetta in tutte le sue scelte, assieme alla mamma.

Sofia è certa di essere cambiata molto dopo gli incidenti: “Sono molto cambiata, diciamo che adesso sono molto meno sbruffona. Penso che nulla capiti a caso. L’incidente ha aggiunto consapevolezza, è per questo che ho lavorato tanto. Ho dovuto percorrere la strada all’inverso tantissime volte: operazione, riprendere a camminare, riprovare a correre. E non una volta sola”. 

Non c’è più spazio, adesso, per i sogni infranti. Sofia Goggia può lasciare alle spalle il suo doloroso passato e concentrarsi sul presente, ricco di soddisfazioni, con un occhio sempre al futuro.

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