Addio a Jean Vuarnet, storico sciatore alpino

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

jean vuarnet

Per gli amanti e gli appassionati dello sci, ma anche per gli sportivi in generale, era considerato come una vera e propria leggenda. Stiamo parlando di Jean Vuarnet, scomparso nella notte tra la domenica di capodanno ed il 2 gennaio, a causa di un ictus, all’età di 83 anni.
Jean Vuarnet nasce Tunisi il 18 gennaio 1933. Fu l’ideatore della cosiddetta posizione aerodinamica “a uovo” che lo rese celebre nella disciplina della discesa libera e che gli diede la possibilità di aggiudicarsi l’oro olimpico nel 1960 a Squaw Valley, negli Stati Uniti, in occasione dell’ottava edizione delle olimpiadi invernali. Tra le sue vittorie, però, è giusto ricordare anche quella dei giochi olimpici del 1972, a Sapporo, in Giappone, dove l’italiano Gustav Thoeni conquistò il metallo più pregiato grazie ai preziosi consigli dello stesso Jean Vuernet, allenatore della squadra azzurra in occasione di quelle olimpiadi.
Considerato come un vero innovatore, grazie ai suoi studi universitari nella facoltà di medicina dell’università di Grenoble che gli consentirono, tra le altre cose, di approfondire ulteriormente la conoscenza del corpo umano, mise a punto una posizione aerodinamica per la discesa libera del tutto rivoluzionaria, sopratutto in quegli anni, che veniva effettuata con le gambe piegate, il corpo rannicchiato e le braccia unite. Venne definita, per l’appunto, “a uovo”, e ancora oggi, dopo oltre cinquanta anni, viene insegnata nelle scuole di sci.
Jean Vuarnet presentò, di fatto, ufficialmente, questa posizione in occasione delle olimpiadi del 1960, annunciando, con largo anticipo e ben prima di scendere in pista, che avrebbe vinto e sbaragliato tutti i suoi avversari. Per queste sue affermazioni, precedenti alla gara, venne anche additato come sbruffone, arrogante e presuntuoso, ma dopo la sua vittoria tutti furono costretti a ricredersi. In quell’occasione, tra le altre cose, fu il primo sciatore ad imporsi utilizzando gli sci metallici. Ed inoltre indossava un paio di occhiali da sole piuttosto particolari: essi infatti permettevano una maggiore profondità di campo e un migliore visione dei particolari. Si chiamavano “Skilynx” e nell’anno successivo alla sua vittoria ai giochi olimpici, e all’esordio di questi occhiali speciali, uno degli ottici che aveva lavorato alacremente per la realizzazione di questo progetto, propose a Jean Vuarnet di lanciare il prodotto sul mercato, associandolo al suo nome. Fu un enorme successo commerciale e, con il trascorrere degli anni, il suo marchio (oggi in possesso della Neo Capital) si estese all’abbigliamento e agli accessori per lo sci.
In ambito prettamente sportivo e agonistico, conquistò anche una medaglia di bronzo ai mondiali del 1958 a Bad Gastein, in Austria, a soli 25 anni. Successivamente all’oro olimpico, invece, dal 1962 al 1968, divenne l’allenatore della squadra francese di Sci, per poi passare alla nazionale italiana fino al 1972. Come già detto precedentemente, sotto la sua guida, unitamente a Mario Cotelli che poi divenne il suo sostituto, prese parte alla spedizione olimpico azzurra di Sapporo, dove Gustav Thoeni vinse l’oro nel gigante e l’argento in slalom mentre il cugino Rolando si piazzò in terza posizione.
Al termine di quelle olimpiadi Jean Vuarnet divenne vicepresidente della federazione francese e, in questo contesto, nel 1973, fu al centro del cosiddetto “affaire di Val d’Isère”, durante il quale nove atleti vennero sospesi perché avevano manifestato la propria vicinanza alla contestazione studentesca del 1968. Un provvedimento che di li a poco verrà rimosso, ma che scatenò comunque grandi polemiche.
Una vita, quella di Jean Vuarnet, piena di successi, sia in ambito sportivo che in quello imprenditoriale. Ma che è stata anche rovinata, purtroppo, da un tragico episodio legato alla sua famiglia. Il 22 dicembre del 1995 sedici persone appartenenti alla setta dell’Ordine del Tempio Solare si suicidarono. Tra queste c’erano anche sua moglie Edith Bonlieu, anch’essa sciatrice di un certo livello, e Patrick, uno dei suoi figli. La tragica vicenda fu ovviamente devastante per il campione francese che da quel momento sparì, sostanzialmente, dalla vita pubblica. L’ultima su apparizione fu quella nel febbraio del 2016 a Chamonix, per una tappa della Coppa del Mondo: in quell’occasione accettò di presenziare alle celebrazioni per il decimo anno dalla conquista del titolo olimpico da parte di Antoine Dénériaz, che aveva conquistato la vittoria nella discesa libera ai giochi olimpici di Torino.
Ed è proprio lo stesso Dénériaz a volerlo ricordare con alcune dichiarazioni rilasciata a SkiChrono: “Lo sci francese perde una leggenda. E’ stato un po’ il nostro padre spirituale, un visionario che ha dato tantissimo allo sci francese sia durante la carriera che dopo. Ha lasciato una grande traccia nel nostro sport. E’ qualcuno a cui vorrei assomigliare. E’ stato presente lo scorso anno per i 10 anni della mia medaglia, per me la sua sola presenza è stata un’enorme onore.”

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