Johnny Strange: 23 anni, morto per “volare”

Pubblicato il autore: Daniela

StrangeMorto a soli 23 anni Johnny Strange, campione e star in America negli sport estremi. Johnny era diventato famoso in tutto il mondo quando,  a soli 17 anni, aveva scalato le sette montagne più alte del pianeta. Da ricordare la sua primissima impresa che lo distinse tra tantissimi altri suoi coetanei: era meno che adolescente, ben 12 anni di età, quando era riuscito a scalare il monte Vinson Massif in Antartica. La morte è sopraggiunta per lui pochi mesi fa, in ottobre 2015, ma la notizia risuona ancora e risalta la pericolosità della “sfida alla natura” e gli sport cosiddetti estremi che spesso, troppo, si concludono con un’eclatante tragedia. Era in Svizzera assieme a un suo connazionale quando ha compiuto l’estremo volo, quello che lo ha trasformato, sfortunatamente, da essere vivente in aria, a cadavere sulla terraferma. L’incidente è stato improvviso e sbalorditivo per tutti. Strange si era lanciato  a oltre duemila metri dalle montagne del canton Uri, con l’ausilio di una tuta alare. Un volo pindarico alla stessa soglia delle nubi che avrebbe dovuto infine farlo planare dolcemente tra le rocce. Qualcosa è andato storto. Secondo le prime ricostruzioni, è stato il vento a tradire e ingannare lo sportivo. Forse troppo forte, o più probabilmente contrario al percorso di volo… Così il ventitreenne non è riuscito a mantenere la rotta. Troppo poco tempo per aprire il paracadute che gli avrebbe dato la salvezza: la caduta e la forza di gravità sono state più veloci. Il suo compagno si è salvato, ma per Johnny non c’è stato nulla da fare. Il giovane atleta era molto conosciuto e ammirato in America, nel suo paese, tanto che era stato soprannominato “Daredevil” proprio per le sue innumerevoli e spettacolari imprese sportive. Purtroppo l’ultimo viaggio, a duemila metri sopra il livello del mare, ha posto fine alla sua esistenza da “super eroe”. Unica differenza è che i tanti eroi della televisione sono immaginari e per i loro supposti “super poteri” non rischiano mai di morire. E’un limite della natura umana che forse non si riesce ancora a comprendere, o più probabilmente, si fa fatica a accettare. Come accennato, non è il primo, e non sarà senz’altro l’ultimo che, in barba alle leggi della natura e della gravità, osano sfidare la vita stessa e alla fine trovano la morte. I più critici ritengono che il dedicarsi a queste imprese così pericolose sia solo un’opera da folli e che fatti di questo genere non dovrebbero proprio essere annoverati tra gli sport. Forse: fatto sta che sono sempre di più, soprattutto le new generation, che si dedicano a attività sempre più rischiose per se stessi e anche per gli altri. Spesso questi “voli” hanno restituito agli appassionati emozioni e immagini mozzafiato, da ri- vedere e condividere sui più famosi social network. Altre volte le “traversate” più impervie a bordo di corde tese tra montagne, snowboard, parapendio eccetera, si sono trasformate da puro e “adrenalinico”divertimento, in tragedia. E, come in questo caso, giovani vite vengono spezzate per seguire e perseguire una passione… Sapendo di correre un serio rischio che nella maggior parte dei casi viene fin troppo ignorato.

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