Alpinisti salvati “in extremis” sulla Marmolada

Pubblicato il autore: Daniela Segui

marmoladaDue alpinisti salvati in extremis grazie a una chiamata al 118 i cui soccorsi sono prontamente intervenuti. La disavventura è successa pochissimi giorni fa, 26 giugno, nei pressi della parete sud della Marmolada. Protagonisti, fortunatamente soltanto di quello che è stato definito “un terribile incubo”, due alpinisti di trentaquattro e trentun anni, la cui identità resta ancora segreta, uno originario di Schio e l’altro di Bolzano. Gli avventurieri erano quasi “in cima al percorso” e si stavano godendo l’adrenalina della scalata, precisamente la Via del cinquantenario della Fisi, e tutto sembrava perfetto e assolutamente tranquillo. In un attimo è scattato il panico: sorpresi da una violenta tempesta di grandine, sono rimasti bloccati senza alcuna possibilità di movimento e di discesa. Gli alpinisti hanno cercato prontamente un riparo, ma la cosa è servita a ben poco: la tempesta imperversava e senza un “aiuto dall’alto” è probabile che non ce l’avrebbero fatta. Il tempo avverso dunque ha fermato la camminata, ma certamente non la voglia di salvarsi: entrati subito in possesso dei mezzi di comunicazione che avevano a disposizione, hanno prontamente chiamato il 118 i cui aiuti, come detto all’inizio, sono arrivati sul posto in maniera abbastanza tempestiva. L’intervento ha richiesto il trasporto degli avventurieri in una zona più tranquilla per poterli in seguito prelevare e portarli a Malga Ciapela. Fortunatamente i giovani sono rimasti illesi da questa brutta esperienza, ma la cosa poteva finire molto peggio. Per loro la salvezza è avvenuta grazie a un soccorso che è potuto intervenire “alla svelta” ma se questo non fosse stato possibile forse non ci sarebbe stato scampo. Non è certo nuovo per chi si incammina, in inverno o in estate, in queste aree desolate di montagna incorrere in guai simili. In passato molti tra questi sportivi colpiti da tempeste di neve, valanghe o altre calamità naturali, ci hanno addirittura rimesso la pelle essendo morti sul colpo o impossibilitati a chiamare i soccorsi. Altre volte le ferite gravi provocate da un qualche incidente, hanno impedito ai soggetti coinvolti di muoversi, riportando, nella migliore delle ipotesi una volta messi in salvo e al sicuro, ferite molto gravi e irreparabili. Certo l’alpinismo è una di quelle pratiche sportive che regala adrenalina a tantissimi appassionati cui sicuramente il rischio meteo è qualcosa che non spaventa. “E’ uno sport come un altro” dichiarano a questo scopo “i praticanti” anche se effettivamente le persone che ci hanno rimesso la vita pur di compiere un’impresa adrenalinica ma pericolosa non sono affatto poche. Shoccante, ovviamente solo per chi non comprende e o non ha questa passione fino in fondo, è che chi è riuscito a salvarsi come in questo caso da un brutto incidente e ha quasi rischiato di morire o è rimasto gravemente offeso a seguito di una scalata, in futuro continua a compiere imprese del genere, sprezzante del pericolo e della paura. Voglia di affrontare i propri demoni dunque? O soltanto amore per uno sport che comunque, in un modo o nell’altro, comunque regala emozioni forti? La risposta, naturalmente, spetta a chi possiede questo “amore” che non tutti comprendono.

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