Sport estremi: cosa spinge davvero a praticarli?

Pubblicato il autore: Daniela Segui

foto3L’amore per gli sport estremi, per il rischio che quasi sfiora la morte, la passione per il brivido e per il vuoto, restano tutt’ oggi alcuni tra i più grandi misteri dell’uomo. Eppure discipline quali il lancio con la corda, lo snowboard, l’alpinismo, il paracadutismo anche con tuta alare, restano forse tra i più seguiti nel mondo. La domanda è: cosa spinge queste persone a sfidare se stessi e le leggi della natura? Secondo gli esperti le teorie in merito sono molteplici: in primis, si suppone che questi sportivi abbiano una scarsa autostima di se stessi o tendenze suicide che li spinge a andare sempre più vicini alla morte. Secondo altri, il timore per compiere gesti del genere li spinge a farli, per sfidare loro stessi o le proprie paure. Altri ancora invece danno la “colpa” alla troppa fiducia degli atleti in loro stessi, al fatto che credono di potere anche sbeffeggiare la morte e continuare così a loro piacimento convinti che la spunteranno sempre. Varie teorie e svariate sperimentazioni sono state fatte anche per tentare di dissuadere i praticanti a compiere queste azioni per così dire “estreme”. Qualcuno ha paragonato il rischio per la morte, alla stessa paura e adrenalina che si prova stando comodamente seduti sul divano “gustando” un film horror… Paracadutisti, snowboardisti e altri, hanno assicurato che le due cose sono alquanto differenti. In effetti, quando si praticano attività pericolose e “stimolanti” il corpo produce una particolare sostanza, la dopamina, che crea lo stesso effetto di quando si è “alzato il gomito”,  si fa sesso o si assumono droghe e stimolanti. La dopamina produce questo effetto stordimento/eccitamento per chi ne è predisposto, provocando la normale reazione nel volere continuare a fare ciò che si fa. Non solo. Di recente è stato mostrato che gli appassionati di sport estremi hanno una particolare propensione per quello che è stato definito “dinamic joy”: in effetti rappresenta il divertimento provocato da un movimento continuo e circolatorio, lo stesso che si prova da bambini quando si fa il girotondo. Una virtù rara che mantengono in pochi dunque, quella che da la giusta carica quando ci si “getta” legati a un elastico o quando ci si lancia in aria e si rimane così a lungo prima di aprire “la salvezza” ossia il paracadute. Insomma un modo per provare brividi, una sfida alle leggi immutabili della natura, la produzione corporea di adrenalina e dopamina, senso di insicurezza, eccessive certezze: cosa c’è di vero in tutto questo? Sicuramente chi non è amante del rischio e del pericolo non potrà mai capirlo. Praticare una disciplina estrema più volte fornisce una maggiore esperienza, ma compiere gesti simili è sempre un rischio. Il pericolo è costantemente in agguato, a volte basta una piccola disattenzione o il classico errore umano per fare succedere la tragedia. Vero è comunque che i pionieri degli aeroplani o elicotteri, furono i primi a provare a viaggiare sorvolando i cieli, una cosa che nel secolo scorso pareva inammissibile… Che gli amanti dell’estremo rappresentino davvero i pionieri di qualche altra scoperta straordinaria?

  •   
  •  
  •  
  •