Ci ha lasciati Junko Tabei, la prima donna che scalò l’Everest

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Junko Tabei
La notizia è di quelle che scuotono il mondo dello sport. Una delle alpiniste più famose del mondo, Junko Tabei, è venuta a mancare all’età di 76 anni sconfitta da un cancro che la attanagliava da circa 4 anni. Ripercorriamo insieme chi era davvero Junko Tabei, la sua storia e le sue imprese attraverso un suo piccolo ma significativo ritratto.

Junko Tabei, l’alpinista più famosa al mondo

Perché Junko Tabei è così famosa? La riposta è molto semplice. La giapponese è stata la prima donna al mondo a salire sulla vetta dell’Everest nel 1975. All’epoca Junko Tabei aveva 36 anni; non era certo giovanissima per un’impresa del genere, eppure ce la fece e rese orgogliosa un’intera nazione, il Giappone. A quel tempo l’idea che anche delle donne avessero le capacità di poter compiere azioni del genere era stuzzicante e nuova. Oggi, chiaramente, questa non sarebbe più una notizia ma la sola normalità, ma negli anni settanta no. Quarant’anni fa questo era ancora tutto da dimostrare e la lotta per l’emancipazione femminile era appena all’inizio del suo instancabile percorso: al giorno d’oggi la battaglia si è spostata su un altro piano, quello verbale. Oggi abbiamo imparato a usare termini quali sindaca, ministra, eccetera, eccetera, che cozzano un può con il buonsenso e che sviliscono senza ombra di dubbio la battaglia per l’emancipazione femminile. Negli anni settanta, però, le donne cercavano di affermarsi non attraverso un titolo storpiato stupidamente al femminile, ma lo facevano con delle imprese reali. Questo è il caso della giapponese Junko Tabei.

L’impresa sull’Everest e sulle Seven Summits

All’inizio la scalata dell’Everest fu voluta dalla televisione giapponese Nihon Television e dal giornale Yomiyuri Shimbun che convocarono un pool di 15 donne per farla. A guidare la truppa c’era proprio Junko Tabei che salì per prima sulla vetta. Ma questa non fu l’unica impresa dell’alpinista giapponese. Un’altra azione eroica fu quella delle Seven Summits, le sette montagne più alte della terra dislocate nei vari continenti. Di cosa stiamo parlando? Andiamo nello specifico. In Africa, ad esempio, la montagna più alta è il Kilimangiaro con i suoi 5.895 metri. In Antartide c’è il Massiccio Vinson, in Oceania il Puncak Jaya e il Monte Kosciuszko, in Europa il Monte Bianco e l’Elbrus. In Nordamerica vi è il Monte Denali e in Sudamerica l’Aconcagua.
Stiamo parlando di montagne altissime che, certo, non raggiungono le impervie vette dell’Everest (8.848 metri) ma che comunque toccano in certi casi quasi i settemila metri.
Chiaramente, riuscire in azioni del genere non è da tutti i giorni e comporta una grandissima passione per le scalate e l’alpinismo, cose che sicuramente Junko Tabei aveva nel suo DNA. Oltre alle sue gesta, tutto ciò è dimostrato che fin dal 1969 la giapponese aveva fondato un club di alpinismo per sole donne e che, nonostante le fosse stato diagnosticato un cancro quattro anni fa la sua passione per la montagna non era mai scemata, anzi. Esempi del genere ci rammentano quanto sia importante la passione e la dedizione nello sport: grazie ad essa si possono compiere gesta assolutamente sensazionali e miracolose.

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