Sport estremi: alla scoperta del Dødsing

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Dødsing è il nuovo sport estremo che sta spopolando sul web. Nato un po’ in sordina qualche anno fa in Norvegia, questo sport ha incuriosito sempre di più sportivi e non, complice la rete.
Ma in cosa consiste questo sport estremo? Si tratta di uno stile di immersione unico nel suo genere, progettato inizialmente per i subacquei più coraggiosi.  I partecipanti saltano da una piattaforma alta dieci metri a gambe e braccia aperte fino ad un istante prima di colpire l’acqua. Nelle gare di Dødsing, che letteralmente significa (e non a caso) “tuffo della morte”, occorre dunque rimanere  in volo paralleli all’acqua e solo all’ultimo momento è possibile raggomitolarsi per entrare correttamente in acqua.  Ma la competizione prende in considerazione anche altri fattori . Infatti, ulteriori elementi sottoposti a valutazione sono la velocità e potenza del salto, l’altezza dello schizzo prodotto dal tuffo, originalità dello stile. Uno sport talmente assurdo da diventare un cult. Benché sia diventato popolare soltanto adesso, le origini del Dødsing risalgono agli anni ’60, ma all’epoca indicava un gioco nato tra alcuni spericolati ragazzini in una piscina di Oslo. Il primo campionato mondiale si è svolto nel 2008 ed ha visto coinvolti solo sei arditi concorrenti ed una manciata di spettatori, per lo più in cerca di emozioni forti. Nel corso degli ultimi anni, la sua popolarità è aumentata esponenzialmente, tanto che adesso c’è persino un’ associazione “ufficiale”, la Det Internasjonale dødseforbundet (Dødsing International Association) che si occupa di promuovere questo sport in tutto il mondo.  Mathias Hansson, il direttore esecutivo dell’associazione, ha più volte ribadito che il Dødsing è uno sport  amichevole e pacifico. Oggi, sono migliaia gli spettatori che assistono a questa gara in trepidante attesa. L’ultima si è tenuta il 13 agosto ad Oslo ed ha registrato il boom di presenze. Tuttavia, è evidente che il rischio di un incidente mortale sia sempre dietro l’angolo…
Vista la crescente attenzione per gli sport estremi, numerose ricerche hanno tentato di comprendere i motivi che spingono alcune persone a inseguire esperienze “no limits”. Nelle situazioni a rischio, l’organismo produce sostanze chimiche naturali come la dopamina, che tende a generare sensazioni piacevoli. La risposta del cervello a queste esperienze da brivido, che sono soggettivamente vissute con grande eccitazione, comporta alti livelli di dopamina, che spiega anche (insieme all’adrenalina) la frequente propensione a gridare incontrollatamente durante queste attività. Le sfide estreme sono per alcune persone una sorta di “antidoto contro la paura”, un mezzo per superare i propri timori, guidati dalla convinzione che superandoli diventeranno più forti nell’affrontare le prove quotidiane.  Ma, indipendentemente dai motivi, valutare tutti i rischi per gli amanti degli sport estremi è fondamentale. Uno dei più audaci campioni del mondo di Dødsing è stato l’atleta Arne Veim Haugland. Nonostante abbia descritto quell’esperienza come un’ avventura davvero memorabile nella sua vita,  ha sottolineato senza mezzi termini la pericolosità di questo sport e che non è possibile “improvvisare”.
Ed allora non sembra banale ricordare, visto il rischio di emulazione specialmente fra i più giovani, che tuffarsi di pancia da una pedana alta dieci metri non è un gioco e che non è assolutamente possibile farlo senza un’adeguata preparazione.

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