Simone Bolelli, quando sbocci?

Pubblicato il autore: Luca Prete

roland garros 2015Era il maggio del 2008, quando un tennista bolognese di nome Simone Bolelli giungeva in finale nel prestigioso torneo ATP “BMW Open” di Monaco, cedendo in finale contro l’esperto della terra rossa, il cileno Fernando “mano de piedra” Gonzales.  Dopo quel risultato, si prospettava una carriera più che promettente per il pupillo di Claudio Pistolesi (all’epoca suo coach), ma le aspettative, nel corso del tempo, non furono rispettate.
Il tennista, infatti, inanellò una serie di sconfitte ai primi turni nei maggiori tornei (come Roma e Parigi) che lo fecero crollare nel ranking ATP (all’epoca della finale in Germania, aveva raggiunto quella che rimane sino ad ora la sua migliore posizione, ossia, la numero 36), facendolo sparire inizialmente nei primi 50 e poi addirittura nei 100.
Il bolognese sembrava aver smarrito non solo la fiducia che avvertiva invece nel suo anno magico 2008 (complici anche le incomprensioni nate con Pistolesi che lo hanno portato a interrompere la collaborazione con l’allenatore), ma anche le  tipiche caratteristiche tecniche del suo gioco che tanto erano state apprezzate nel circuito e da colleghi illustri (una volta Rogere Federer dichiarò che il tennista italiano sarebbe arrivare nella top ten).  Bolelli, infatti, si è subito imposto come un giocatore dal gioco moderno ed esplosivo con colpi rapidi e potenti, soprattutto il dritto, peculiarità che lo hanno distinto all’interno del panorama tennistico italiano. Accanto ai suoi punti di forza, sono emersi altrettanti aspetti negativi che non gli hanno permesso di fare il salto di qualità.  La dinamicità delle gambe non è stata mai troppo marcata nel fisico del bolognese, caratteristica fondamentale per resistere ai vertici in modo duraturo nel circuito, una fragilità caratteriale e mentale che lo ha bloccato nella sua maturazione, senza dimenticare i numerosi infortuni e relativi interventi chirurgici, costringendolo a restare troppo a lungo fermo.
Tuttavia, al bolognese, un qualità deve essere unanimemente riconosciuta: la tenacia. Proprio tra un infortunio e l’altro, ha ripreso l’attività agonistica, ricominciando dai Challenge, tornei minori che gli hanno permesso di non abbandonare del tutto la confidenza con i campi da gioco ma soprattutto di scalare posizioni. Le vittorie e le finali in questo circuito hanno fatto rientrare il tennista italiano nei primi 100 (era sprofondato oltre il numero 200), sino al numero 80. Le buone prove a Roma quest’anno, a Marsiglia (eliminato ai quarti dopo aver sconfitto per la prima volta un top ten,il canadese Raonic), lo hanno spinto sino al numero 60.
Sicuramente, ha ricevuto nuova linfa dal doppio insieme al suo amico Fognini con il quale ha ottenuto una storica vittoria all’Australian Open a gennaio di quest’anno, trionfando in uno Slam quarant’anni dopo l’ultima volta di un giocatore italiano (Panatta nel 1976 a Parigi) e issandosi stabilmente nella nella top ten di categoria.
Si spera che con l’anno nuovo,  possa finalmente imporsi in un torneo ATP (più facile che avvenga in un 250) e migliorare il suo best ranking.

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