Angelique Kerber, da tennista “operaia” a campionessa

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui


Australian Open 2016: Angelique Kerber stuns Serena Williams to win title

Angelique Kerber è la nuova regina degli Australian Open, sconfiggendo in finale con grande sorpresa (ma in fondo non così eccessiva, visto le crepe nella stagione della statunitense), la numero 1 al mondo e trionfatrice di 21 prove dello Slam, Serena Williams, e lo fa sfoggiando un tennis spettacolare.
Nel primo game, sembra subito che il destino della tedesca sia segnato, con la Williams devastante con il servizio e la sua avversaria totalmente inerme dinanzi a tanto strapotere fisico.  Ma un solo fondamentale (che tra l’altro, nel corso del match, si inceppa), quando gli altri non funzionano perfettamente, non è mai sufficiente.  La Kerber, infatti, smette di essere passiva e abbandona del tutto il ruolo che le era stata affidato, ossia quello di “vittima sacrificale”. Aggressività, mobilismo e rapidità divengono gli aspetti sui quali puntare per poter superare un così enorme ostacolo. Caratteristiche che invece nelle ultime apparizioni sembrano mancare alla Williams, complice anche una strutture fisica nettamente differenti tra le due. I colpi della tedesca che risultano vincenti aumentano sia in quantità che in qualità, trovando angoli e porzioni di campo sempre più difficili da coprire e lasciando la leader del ranking in compagnia di frustrazioni e arrabbiature, ben visibili anche nel “body language”.  Finisce 6-4 per l’atleta di origini polacche. Nel secondo set, complice un calo della Kerber, e un ritmo diverso da parte della statunitense, Willams pareggia i conti, aggiudicandosi la frazione per 3-6. Ma l’illusione che l’incontro possa finalmente girare a favore di Serena non dura molto. Nel terzo e decisivo, è battaglia tra le due che si rincorrono nel punteggio senza che nessuna riesca a scappare in modo definitivo. Errori e vincenti si susseguono e alla fine ma la Kerber con classe, che comprende anche palle corte e con una buona dose di coraggio, si aggiudica il match titolo trionfando per 6-4. La “ragazza” di Brema è così la seconda tedesca a trionfare in uno Slam dopo la regina Stefi Graff.
Indubbiamente, un grandissimo risultato per una giocatrice che nel corso della sua carriera, è riuscita sempre a mantenere un basso profilo in un ambiente diviso tra divismo (rappresentato da gente come Sharapova, Ivanovic, Wozniacki, Muguruza e la stessa Williams) e tenniste “operaie” come appunto la tedesca e la Suarez-Navarro.  Da circa 5 anni, “frequenta” i piani alti della classifica, soprattutto dopo la semifinale del 2011 negli US Open, risultato che le ha permesso di farsi conoscere prepotentemente, soprattutto perché all’epoca occupava una posizione più vicina ai 100 che ai 50. Da allora, i raggiungimenti in tornei importanti, dall’Australia agli Emirati Arabi, di turni a ridosso della finale si susseguono, e con essi le prime vittorie. E anche se non appartengono alle categorie più elevate (gli 8 tornei vinti e giocati su tutte le superfici, ad accezione dello Slam appena ottenuto, non vanno oltre la categoria “Permier”), la Kerber riesce ad essere presente con grande regolarità nei primi dieci posti del ranking, raggiungendo la posizione più elevata, ossia numero 5 al mondo, nel 2012, grazie come già detto, soprattutto al rendimento nei grandi tornei.
Mancina e veloce negli spostamenti come gran parte delle giocatrici moderne, il suo gioco si fonda sull’aggressività e nel controbattere, oltre a una varietà nei colpi. Ha ereditato la sua grande dedizione al lavoro dal padre polacco, caratteristica comune, anche se  più altalenante, a una altra giocatrice che possiede le medesime origini, ossia Caroline Wosniacky la quale però, a differenza, della Kerber, è più dedita alle distrazioni (sponsor e fidanzati).
Dopo la vittoria della nostra Flavia Pennetta agli ultimi US Open nella finale tutta italiana contro Roberta Vinci, è arrivata un’altra gradevole sorpresa con un messaggio importante: la Williams non fa più così tanta paura come in passato e la possibilità di sconfiggerla non sono mai state così alte.

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