Australian Open, Federer-Djokovic: il Divino batte il Vecchietto

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

federer


Agli Australian Open si è giocata la semifinale tra Roger Federer e Novak Djokovic. Il tennista serbo chiude il conto in quattro set ed ora attende il vincente dell’altra semifinale tra Andy Murray e Milos Raonic, in programma domani mattina alle 9.30, ore italiane. Troppo forte questo Djokovic, verrebbe da dire, sembra quasi imbattibile e se ne accorge lo stesso Federer, fermato dopo due ore e 19 minuti con il punteggio di 6-1 6-2 3-6 6-3. Per il tennista serbo è il 23° successo in 45 sfide contro il campione svizzero, e adesso porta il suo saldo in positivo con tutti gli altri tre componenti dei Fab Four (oltre a Roger, Nadal e Murray), contro i quali ha vinto almeno 20 partite. Disintegrato il record dopo che la serie vincente negli Slam è arrivata a 20 (da ricordare che Novak non perde dalla finale con Wawrinka di Parigi), insegue un altro record, quello delle sei vittorie agli Australian Open, detenuto al momento in solitaria dal tennista australiano Roy Emerson. Ma si parla di un’altra epoca, un mostro sacro della racchetta che in carriera è stato capace di vincere 12 titoli del Grande Slam nel singolare e 16 nel doppio.

 

La sfida era attesissima, come era giusto che sia. I primi due set dell’incontro sono senza storia: lo svizzero fin dal primo turno di battuta perde il servizio d’acchito e si ritrova sotto 3-0. Federer sembra intorpidito, lento nei movimenti e con un servizio poco incisivo. Dall’altro lato del rettangolo di gioco, Djokovic è una macchina, concede pochissimo e gioca sul velluto, trovando angoli e traiettorie che mandano sempre fuori tempo Roger. Ma qui sta l’essere un fuoriclasse, e lo svizzero diventa aggressivo su tutte le palle, scegliendo ogni volta di seguire il servizio a rete, mettendo cosi pressione con la risposta a Djokovic, quando è lui a servire. La tattica dello svizzero rompe l’inerzia della gara e Djokovic non sembra più la macchina perfetta dei primi due set.

 

Una rimonta sarebbe stata un’utopia, ma perlomeno la semifinale più nobile delle due in programma non è stato solo un monologo. Ma, al quarto set, non appena Roger ha un evidente calo di tensione, l’avversario lo castiga. Proprio poco prima, Federer da sfoggio della sua immensa classe conquistando il punto dell’anno (a detta di molti): con un passante di rovescio lungolinea che chiude uno scambio incredibile fatto di attacchi in drop shot, pallonetti e smash di rara fattura. Djokovic insomma è ancora in finale, per la 17esima volta consecutiva dal torneo di Doha del gennaio scorso, con un record di 154 vittorie e una sola sconfitta (Melzer, Parigi 2010). Numeri da dominatore.

 

Il tutto sotto gli occhi attenti e meravigliati di Boris Becker, autentica leggenda vivente del tennis mondiale, attuale allenatore del serbo. Emozione allo stato puro, e se lo svizzero è ormai sul finire della sua seppur folgorante carriera, Djokovic è all’apice della condizione fisica e psichica. Di sicuro questa vittoria si consolida nell’animo dei due tennisti, ma in maniera diversa, anzi antitetica: il serbo con la convinzione di essere sempre più imbattibile, lo svizzero che, anche se regala colpi di classe mai visti prima, sa bene che quando Djokovic gioca cosi bene non si può far nulla per fermarlo.


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