La carriera di Fabio Fognini e i suoi “show”

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui


“Oops, I did it again”. Potrebbe essere questa frase uno dei leit motiv nella carriera di Fabio Fognini. Il tennista ligure, infatti, ci è ricascato (e probabilmente è stato anche indotto a farlo da uno giudice di sedia, che lo conosceva fin troppo bene) e parliamo della ennesima scenata verso l’arbitro, James Keothavong, durante il match perso contro il lussemburghese Giles Muller (numero 38 al mondo) primo turno agli Australian Open, con il rocambolesco punteggio di 7-6 7-6 6-7 7-6.
Il tennista ligure aveva tenuto bene finché è stato in grado di farlo, soprattutto dal punto vista fisico ma la differenza l’hanno fatta, qualche errore di troppo dell’azzurro, e la grande prova di Muller, il quale ormai, da alcuni mesi sta esprimendo una ottimo gioco.  Sicuramente il fondamentale che più di altri ha funzionato in Fabio, è stato il servizio con ben 20 ace, che tuttavia non sono stati sufficienti. Quindi, al periodo particolarmente fortunato del suo avversario,  ai problemi fisici (Fognini ha richiesto anche l’intervento del fisioterapista), si è aggiunto anche l’immancabile (quando si tratta del numero 1 d’Italia) penalty point, scaturito a causa una una intemperanza eccessivamente rumorosa di non accolta in modo benevolo da Keothavong. Da lì, è iniziato il battibecco che a troppe volte, purtroppo, abbiamo assistito durante i match del ligure. La conseguenza diretta, come era facile aspettarsi, è stata perdita di lucidità e concentrazione che hanno condotto il nostro tennista a essere sconfitto da un giocatore, che sì è in grande fiducia, ma che come classifica (si trova un quindicina di posti più giù rispetto a Fognini) e sopratutto per doti tecniche non vale, almeno sulla carta,  l’azzurro.
La carriera di Fabio Fognini è stata troppe volte contraddistinta da episodi che con il gioco inteso letteralmente, non avevano niente a che fare.  “Extra” fattori che hanno contribuito (ovviamente senza dimenticare che ha perso contro avversari semplicemente più forti di lui) a ritardarlo nella maturazione mentale e che probabilmente senza i quali, avrebbe potuto occupare già da diverso tempo posizioni più elevate nel ranking con in bacheca più trofei.
Sfoghi che hanno toccato più paesi e tornei.
Nel 2013, a Eastbourne, ebbe un battibecco abbastanza animato con Carlos Bernades su una palla dentro/fuori non chiamata dal giudice di linea. Anche Ali avversari sono “caduti” sotto le scenate di Fabio. L’anno dopo, durante il torno di Amburgo, Fognini “definisce” il serbo  Filip Krajinovic, “zingaro di m…”,. A Wimbledon, nel 2013, un siparietto più leggero e meno condito di insulti (ma non di molto), quando litiga con l’arbitro francese Pascal Maria, reo di aver chiamato fuori una palla che invece il nostro tennista ritenesse aver colpito la linea di fondo. In quell’occasione, lo “show” ha assunto toni comici, complice la gestualità di Fognini e anche il pubblico inglese, tipicamente più ingessato, ha apprezzato. Ma probabilmente l’apice della dimostrazione dei tutto il repertorio extra-tennistico del nostro giocatore è stato raggiunta in occasione degli ottavi del torneo di Montecarlo di fronte al francese Tsonga e qui la carriera di Fabio Fognini è stata “sporcata”in misura maggiore rispetto al passato. L’incontro era iniziato bene per il nostro tennista con Tsonga che sembrava davvero in difficoltà non solo tecnica ma anche psicologica. Ma appena l’italiano ha calato commettendo i soliti distrazione, il transalpino, dall’altra parte, ha acquistato fiducia, rimontandolo e “umiliandolo” al terzo set per 6-0. Durante una pausa, Fognini, decisamente innervosito, si scaglia con il suo angolo coinvolgendo tutti, da suo padre al coach Perlas. E anche il più forte giocatore della terra rossa, Rafa Nadal ha avuto un assaggio del linguaggio colorito di Fognini lo scorso anno in Germania, con riferimenti alle “uova”.
Il ligure, sino ad ora, ha vinto tre tornei nella sua stagione d’oro del 2013, è stato numero 15, e dopo Panatta (numero 4 nel ’76), è stato l’italiano più in alto nel ranking facendo meglio di Gaudenzi e Furlan (anche loro nei primi 20), ma si ha l’impressione che la carriera di Fabio Fognini sarebbe potuta essere molto più ricca si soddisfazioni se solo fosse riuscito a smussare sin da subito alcuni lati del suo carattere, quelli che lo fanno “accendere” troppo velocemente e che sono assolutamente dannosi.

  •   
  •  
  •  
  •