LLeyton Hewitt, il ragazzino che nel 2001 divenne grande, dice basta

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui


Dopo 18 anni di carriera da professionista, iniziata a soli 17 anni, l’australiano ex numero Lleyton Hewitt si ritira. L’occasione è stata il match valido come secondo turno agli Australian Open perso contro lo spagnolo David Ferrer per 6-2, 6-4, 6-4. Alla soglia dei 35 anni, quindi, il vincitore degli Us Open e di Wimbledon lascia il tennis con gli occhi gonfi di lacrime. E lo lascia, comunque, con la definizione di “campione” (facendo un paragone con i “fab four” attuali, l’accostamento più naturale è con Murray). La sua “bacheca” parla da sola.  Si è aggiudicato 30 titoli come singolarista (tra cui, appunto due prove dello Slam,),  più due Coppe Davis con l’Australia, la prima posizione del ranking raggiunta nel 2001 (80 settimane nel complesso) e un “prize money” di più di 20 milioni di dollari dal 1998 ad ora.  Sicuramente, la sua partita più celebre rimane la finale del 2001 agli US Open contro Sampras, quando giovanissimo sconfisse in modo abbastanza netto il “maestro”  per  7-6, 6-1, 6-1.
Ma cosa ha rappresentato LLeyton Hewitt per il tennis mondiale e qual’è stato il suo ruolo all’interno di esso? Sicuramente, rientra tra i grandi del tennis, anche se non nei più alti “gradini”, anzi forse nemmeno in quelli intermedi. A suo favore, tuttavia, è presente un record importante come quello demografico, divenendo il più giovane tennista della storia numero uno al mondo. Ma va anche detto che ha toccato quella posizione in un periodo storico di questo sport abbastanza morto. Erano quegli anni e parliamo, dei primi del nuovo millennio, nei quali era in declino e si stava digerendo verso la fine, la generazione dei campioni del decennio precedente, capitanati su tutti da Sampras e Agassi e prima e che esplodesse fragorosamente Roger Federer e iniziasse la sua era in condivisione successivamente con quella di Nadal.  Un ottimo giocatore quindi, che ha sfruttato pienamente questo “vuoto” , che lo hanno ingigantito probabilmente oltre rispetto alle sue reali doti tecniche, che tuttavia ha dimostrato nel corso della sua carriera essere eccelse.
Non dotato di un fisico statuario, Lleyton Hewitt (1,78 cm di altezza), è riuscito a compensare questa mancanza grazie alla sua grande rapidità nelle gambe, che gli ha permesso di individuare nel gioco difensivo la sua arma migliore, facendo sfiancare non poco i suoi avversari. Veloce anche negli spostamenti laterali, attraverso i quali, riusciva a coprire il campo spesso in maniera efficace lasciando, caratteristica che indisponeva chi ci giocava contro. E poi commetteva pochi errori, e questo aspetto ricorda un altro veterano del circuito,  ossia David Ferrer.
I due si assomigliavano non poco. Entrambi grandi “maratoneti che sulla voglia di combattere su ogni punto e palla, anche quella impossibile da arrivarci, hanno costruito una intera carriera fatta di trionfi e posizioni altissime nel ranking, a differenza di altri in possesso qualità tecniche superiori ma non altrettanto solidi dal punto di vista mentale.
La sua bestia nera è stato sicuramente Roger Federer contro il quale ha perso  diverse volte in turni di prove dello Slam, segno che se lo svizzero (il quale è coetaneo dell’australiano) fosse diventato grande ancora prima, l’australiano probabilmente difficilmente sarebbe stato numero 1.
Il giudizio sulla carriera di Lleyton Hewitt è sovrapponibile a quello riguardante lo statunitense Andy Roddick. Anche lui protagonista nei primi anni 2000, vincitore di uno Slam e numero nel ranking nel 2003, facilitato dallo stessa mancanza di competitività, o meglio ancora da inquadrare, che aveva sfruttato in pieno l’australiano un paio di anni prima.
Tuttavia, non si può affermare che “Rusty” non abbia lasciato un buon ricordo all’interno del circuito. Rispettato dai colleghi, i quali hanno riconosciuto in lui un modello di professionalità (come nel caso di Tommy Haas che alla sua veneranda età, continua a dare fastidio ai tennisti ventenni), e correttezza in campo, che a parte un carattere non sempre docile, ha saputo dimostrare.

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