Camila Giorgi, la crisi nera continua

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Camila Giorgi

Continua la striscia negativa per Camila Giorgi

Camila Giorgi continua inesorabilmente a perdere pezzi in questo 2016. Dopo la brutta uscita di scena dell’Italia dalla Fed Cup per mano della Francia, ecco un’altra dura sconfitta subìta dalla bella marchigiana. A infliggerle una severa lezione questa volta è la tedesca Andrea Petkovic, che l’ha liquidata con un 6/2, 6/1 secco e lapidario. L’incontro in questione si è disputato sul veloce di Dubai, un importante trofeo Wta Premier dal ricco montepremi. Il problema, purtroppo, è che Camila Giorgi non è sembrata mai entrare in partita, nonostante la Petkovic non abbia fatto nulla di straordinario per ottenere la vittoria: mettere la palla in campo, sempre e comunque, sperando che l’italiana si innervosisse e commettesse molti errori. Beh, la tattica ha funzionato alla perfezione. Camila Giorgi si è incaponita nel cercare il vincente a tutti i costi ed è entrata in un circolo vizioso: tirare forte, sempre più forte, e sempre più angolato, per evitare il muro di gomma della Petkovic. Chiaramente una tipologia di gioco del genere è molto rischiosa. Se si perde la calma può capitare di ritrovarsi sotto la doccia anzitempo ed è quello che è successo alla nostra Camila Giorgi a Dubai. I numeri a fine gara sono stati impietosi: cinque doppi falli e solamente il 27% dei punti conquistati con la seconda di servizio. Può sembrare freddo e impersonale analizzare un match avvalendosi dei numeri ma, in effetti, rendono in maniera chiara l’andamento di un match molto meglio di tante parole.

Il rammarico è che, colpi alla mano, la marchigiana risulta nettamente superiore alla tedesca: i colpi della Giorgi sono piatti e potenti. Nonostante un corpo esile e minuto, Camila Giorgi riesce a imprimere una potenza e una velocità di palla paragonabile a quella degli uomini; il suo dritto e il suo rovescio bimane sono tra i migliori del circuito. Tutto questo però non basta. Nel tennis servono le variazioni, sono necessarie. Bisogna saper giocare uno slice per rallentare il gioco e per prendere il centro del campo con più comodità, bisogna attaccare la rete e giocare qualche palla corta. Insomma, il tennis non è solo vincere perché si gioca bene. Il tennis è anche vincere perché abbiamo costretto l’avversario a giocare male e questo in Camila Giorgi non avviene. Mai. È rimasta famosa l’intervista nella quale alla precisa domanda «Qual è il tuo piano B, nel caso non riuscissi ad attuare il tuo gioco?», Camila Giorgi rispose con un lapidario «Non esiste un piano B». Cosa rispondere di fronte a un’esclamazione del genere? Nulla, anche se il rammarico per un talento che pare dissiparsi ogni giorno di più, aumentano. Una tennista del suo calibro non dovrebbe avere come best ranking il numero 30 del mondo e non dovrebbe avere nel suo palmàres un unico titolo Wta, peraltro un torneo in erba abbastanza marginale come S’-Hertogenbosch. A venticinque anni (la marchigiana è nata il 30 dicembre 1991) il dato si fa abbastanza preoccupante visto che metà della carriera è già alle spalle. Ce la farà Camila a sbloccarsi definitivamente?

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