La Fed Cup rischia di non essere più il nostro “habitat naturale”

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

L’ eliminazione per il secondo anno consecutivo dell’Italia ai quarti di Fed Cup da parte della Francia genera obbligatoriamente delle riflessioni. Prime tra tutte, la constatazione che il livello del tennis femminile italiano abbia subito un forte ridimensionamento, lontano anni luce dagli anni d’oro del triennio 2006-’09 e del 2013. Non solo due colonne delle vittorie passate, ossia Flavia Pennetta e Roberta Vinci (la Knapp, invece fuori per un problema fisico) non sono erano presenti nella trasferta transalpina, per diverse ragioni, la prima a causa del ritiro (che forse sarà brevemente interrotto per partecipare in doppio ai Giochi), la seconda, preferendo concentrarsi sulla stagione nel circuito (decisione che ha costretto il capitano Corrado Barazzutti a richiamare la trentacinquenne Schiavone e l’esordiente assoluta Martina Caregaro), ma quelle scese in campo, ed è questo l’aspetto maggiore sul quale dibattere (e preoccupare) non sono state all’altezza di sostituirle (solamente la Giorgi nel primo match vittorioso contro la Mladenovic ha offerto una prova più che positiva). La nostra numero 1, ossia Sara Errani, con molte presenze in Fed Cup sulle spalle, ha davvero deluso.  Spenta  mentalmente e incapace di reagire di fronte ai potenti colpi della Garcia prima e della Maldenovic poi. Le ragazzine terribili (entrambe del ’93) hanno dimostrato tutto il loro talento contro le nostre e una superiorità fisica a tratti imbarazzante. La Errani niente ha potuto di fronte a tanta freschezza fisica senza dimenticare lo stato di grazia attuale di entrambe in forte ascesa nel ranking (la Garcia è al numero 28 mentre la Mladenovic qualche posizione più in basso). E poco regge l’attenuante della superficie più rapida, non particolarmente amata dalla romagnola.  L’azzurra è apparsa davvero coinvolta in questi due giorni di Fed Cup solamente nel primo set del terzo incontro, quello di fronte alla Mladenovic, perso per 7-6, poi si è progressivamente persa, cedendo anche il suo match di domenica.
Solito discorso da fare, invece, quando si tratta di parlare di Camila Giorgi. La marchigiana aveva debuttato sabato contro la Mladenovic e anche se aveva perso nettamente il primo set, ha saputo reagire velocemente.  L”italo-argentina ha iniziato a giocare alla grande (in modo analogo agli Us Open 2013 in cui sconfisse la Wozniacki e nella settimana in cui vinse il suo primo torneo ATP l’anno scorso), aggiudicandosi la seconda e terza frazione in maniera decisa e prepotente. Insomma, finalmente, la squadra azzurra di Fed Cup poteva contare anche su di lei per provare a trionfare in Francia. Ma l’effetto fiducia è durato poco. La Garcia, mostrandosi superiore in tutto l’ha notevolmente ridimensionata nel suo incontro.
3-1 in maniera veloce e dolorosa con l’inutile e inguardabile doppio formato da Francesca Schiavone e Martina Caregaro affondare ancora.
Era sicuramente una buona occasione. In semi-finale, avremmo potuto incontrare la non irresistibile Olanda, e contare sui ritorni della Vinci e magari della Knapp ma questa Italia non ha rimpiazzi per poter aspirare a superare una ottima squadra come la Francia. Dietro alla Giorgi,  (che è attorno al numero 40), la quale non brilla per continuità, c’è il vuoto. La stessa Carenago è oltre la 200 posizione. La Schiavone è sul viale di tramonto per ovvi motivi, la Vinci va per i 33 anni e davanti la Errani mostra un andamento eccessivamente altalenante quando non si gioca sulla terra rossa.
Il futuro preoccupa, la Fed Cup, che è stata l’habitat naturale per il tennis femminile azzurro per diversi anni, rischia di non vederci più tra le protagoniste.

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