Juan Martìn Del Potro e il rovescio perduto

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Del Potro

Juan Martìn Del Potro e le tre operazioni al polso

Juan Martìn Del Potro è tornato. Basterebbe solo questa notizia a far tirare un sospiro di sollievo a tutti gli appassionati di tennis che hanno sofferto per il terribile calvario dell’argentino: due anni di dolore assoluto. Rivederlo sui campi di Delray Beach è stato qualcosa di straordinario, ai limiti dell’impossibile; scorrere il tabellone dell’Atp 250 e notare che si è spinto fino alla semifinale è stato poi un mezzo miracolo. Ma andiamo con ordine. Cos’è successo in questi anni a Juan Martìn Del Potro? A partire dal 2012 l’argentino inizia a sentire dei forti dolori al polso sinistro che si aggravano sensibilmente due anni dopo, nel 2014. Dato che Del Potro colpisce il rovescio a due mani la situazione è seria, anzi serissima. L’ex campione dello Us Open del 2009 (dove aveva battuto niente meno che Sua Maestà Roger Federer) decide quindi di operarsi al polso, ma le cose non migliorano. Del Potro tenta il rientro in più occasioni, senza successo, e sarà costretto a tornare sotto i ferri altre due volte: tre operazioni al polso, dunque, una più dolorosa dell’altra. Inutile sottolineare quanto due anni di parziale inattività abbiano inciso sulla carriera e sul ranking dell’argentino, uno che sarebbe potuto rientrare tranquillamente nei “Fab Five” per tutta la durata della sua carriera. La sfortuna e la fragilità fisica, però, gli hanno messo i bastoni fra le ruote.

Quel rovescio che non c’è più

Nel 2016, il rientro sul veloce di Delray Beach. I risultati sembrano davvero incoraggianti: batte facile Kudla, Smith e (soprattutto) il temibile francese Jeremy Chardy 6/2, 6/3. Poi però, in semifinale, Del Potro se la vede con l’americano Sam Querrey e i limiti del suo attuale rovescio bimane si notano tutti, purtroppo. Querrey non è un fenomeno ma sa il fatto suo: servizio piatto e potente, dritto anomalo e lungolinea molto sicuro e penetrante sono le sue caratteristiche fondamentali. Vedendo la partita, lo schema è chiaro fin da subito: attaccare il rovescio malconcio di Juan Martìn Del Potro, l’anello debole dell’attuale gioco dell’argentino. Può sembrare cinico ma nello sport non si fanno sconti e non c’è spazio per la pietà. D’altronde, la debolezza del suo colpo bimane è evidente: l’argentino spesso si rifugia nello slice per evitare di sollecitare il polso malandato e gioca il rovescio solo a una mano. A volte la tattica riesce, altre volte no. Quando Querrey può spostarsi sul dritto, attaccare lo slice di Del Potro è uno scherzo e il punto è garantito. Allo slice l’argentino alterna il vecchio rovescio bimane, ma la consistenza del colpo non è più la stessa; la palla viaggia lenta, morbida e poco incisiva. Da questo cerchiamo dunque di trarre qualche conclusione. Se Del Potro non riuscirà a fare meglio di così, il suo ritorno ad alti livelli è sicuramente poco auspicabile se non impossibile. Non si può giocare a tennis a livello Atp con un fondamentale debole. Se invece questo è solo l’inizio di un lungo cammino di ripresa, allora, come tifosi, possiamo davvero ben sperare. La classe, si sà, non si dimentica.

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